Settembre e il primo giorno di scuola dell’infanzia


Settembre e il primo giorno di scuola dell’infanzia: un aiuto per aiutare nostro figlio di 3 anni ad affrontare al meglio questa avventura

Silvia Polin

Con Settembre oltre la fine delle vacanze per molte famiglie vi è un nuovo inizio: “il primo giorno di scuola dell’infanzia”. Un evento che per alcuni genitori e bambini rappresenta il primo vero distacco, ricco di vissuti non sempre positivi.

La scuola dell’infanzia è una tappa importante nel processo evolutivo del figlio che attraverso questa esperienza rinforzerà le abilità di socializzazione e le capacità personali verso una crescente autonomia. La convivenza con i coetanei lo aiuterà a comprendere meglio il senso e il rispetto delle regole, imparando nella condivisione coi pari, a dilatare ancora di più la gratificazione dei suoi bisogni superando gradualmente quell’egocentrismo e quel pensiero magico del “tutto- subito” trovando dentro il proprio Sé le risorse per tollerare e far fronte alle frustrazioni e ai limiti della vita. Allargherà l’esperienza imparando ad appartenere ad un gruppo extra-familiare, imparerà la collaborazione, scoprirà che le attenzioni della maestra dovranno essere messe in comune con gli altri coetanei (esperienza questa molto importante soprattutto per i figli unici); sperimenterà le prime antipatie e simpatie e per imitazione adotterà nuovi comportamenti.

Per certi aspetti la scuola materna può rappresentare un alleggerimento per il genitore permettendogli di ritrovare un tempo di maggiore “libertà” in cui potersi occupare di sé, abbassando i livelli di attenzione. Può capitare però che quel sollievo provato nel separarsi dal proprio piccolo, possa innescare di riflesso un senso di colpa ma è del tutto naturale sentire dell’alleggerimento nell’avere del tempo tutto per sé. Ci sono poi i dubbi e timori del genitore nello staccarsi dal figlio e per aiutare il bimbo a vivere al meglio questa importante esperienza è necessario riflettere su come l’adulto di riferimento può gestire l’ansia della separazione in modo da non riversarla sui figli partendo da un presupposto: l’apprensione non ha nulla a che fare con l’amore.

Avete scelto con scrupolosità la struttura a cui affidare il bambino ponderando i pro ed i contro, dopo di che, è opportuno accettare l’impossibilità di prevedere tutti i rischi perché essere dei genitori attenti non vuol dire mettere il figlio sotto una “campana di vetro” basata su un accudimento ipervigilante. Un genitore timoroso non potrà dare il giusto incoraggiamento alla sperimentazione ed al relativo processo di separazione necessario per rinforzare la costruzione del senso di un Sé solido. Il genitore troppo ansioso può ostacolare inconsapevolmente, il processo evolutivo richiedendo in modo spesso implicito che il figlio abbia bisogno costantemente della sua presenza; così facendo con molta probabilità si andranno a rafforzare nel bambino ansie e dubbi sulle sue capacità di farcela anche da solo.

Un altro aspetto da considerare è che il bambino ha bisogno di dare prevedibilità agli eventi e di conoscere cosa accadrà (è per questo che adorano sentirsi raccontare sempre la stessa fiaba di cui conoscono già tutti i dettagli). In relazione a ciò, in vista dell’inserimento è utile prepararlo raccontandogli le cose belle che farà alla materna in modo che possa iniziare a pensare a questa nuova avventura. Per questo può essere utile portarlo nelle belle giornate di sole, davanti alla struttura per fargli vedere concretamente il luogo in cui andrà, orientando la sua attenzione sui giochi, le finestre colorate o qualsiasi altra cosa bella di quei luoghi. E anche in questi momenti come adulto di riferimento sarà utile prestare attenzione al tono di voce e allo stato emotivo con cui si accompagnano le parole. Perché se nel verbalizzare concetti positivi si è tesi nella voce e nel corpo, i bimbi percepiranno il messaggio veicolato con il linguaggio corporeo registrando sensazioni negative che assoceranno a quella situazione.

Un altro accorgimento è di non avere fretta; rispettate il ritmo del bambino in quanto ognuno ha un suo tempo per ambientarsi ed adattarsi al nuovo. Questo vuol dire che il genitore, a volte troppo assorbito dagli impegni, dovrà mettere in conto che non potrà programmare a priori il tempo necessario da dedicare all’inserimento alla materna (che mediamente può richiedere due settimane circa). Il che non significa aspettare passivamente che il bambino si ambienti, ma aiutarlo attivamente (anche con l’aiuto dei suggerimenti delle maestre) a trovare la sua dimensione nel luogo nuovo.

Nell’accompagnare il bambino nelle sue tappe evolutive è importante ricordarsi che in base a ciò che la mamma e il papà gli riflettono il piccolo inizia a costruirsi un’idea di sé e del proprio valore. Per questo occorre sapere che l’incoraggiamento (e l’apprezzamento) rinforza, mentre l’apprensione indebolisce. Il bambino all’età di tre anni non ha ancora la maturità cognitiva per relativizzare ciò che accade intorno a lui. Ciò significa che il piccolo (nel suo pensiero ancora autoriferito) tenderà ad interiorizzare ogni timore della mamma e del papà non come uno loro stato emotivo ma come qualcosa causato da lui. I bambini cioè tendono ad addossarsi la colpa di qualsiasi malumore o tensione colte a livello verbale e non verbale. Un po’ come se il pensiero fosse: “Se la mamma e il papà sono così tesi nel lasciarmi, allora non devo muovermi perché può succedere qualcosa di brutto, perché io sono pericoloso”. Durante l’attività esplorativa la possibilità di vedere il volto del genitore ottimista e rassicurante infonde nel piccolo la fiducia necessaria di potersela cavare in quanto capace.

Occorre tenere presente che una delle cose che impaurisce di più il bambino è proprio lo sguardo spaventato dell’adulto di riferimento perché questo gli darà la misura di quanto sia pericolosa e grave la situazione.
Oltre ad accompagnarlo con serenità, anche al momento di lasciarlo fisicamente insieme alle maestre ed ai compagni, sarà importante fare in modo che il saluto (il momento del distacco vero e proprio) avvenga in modo affettuoso e con parole tranquillizzanti dando al piccolo un messaggio realistico raccontandogli cosa succederà in assenza del genitore e dopo che si saranno ritrovati, per esempio: “Ora vado a fare la spesa e tu stai qui a giocare ma poi torno a prenderti e poi andiamo a casa e mi racconti tutte le cose belle che hai fatto”. Controproducenti invece sono quelle soluzioni in cui il genitore sparisce all’improvviso magari sviando l’attenzione del bambino. Così facendo lo si renderà insicuro attivando il suo seno di allerta (e il rifiuto della separazione) legata alla paura più profonda: quella dell’abbandono.

Al momento del distacco è naturale che il bimbo abbia una reazione magari di pianto. Quel pianto iniziale se transitorio e quell’andare incontro al genitore per abbracciarlo al suo ritorno è il segnale di un buon legame affettivo. Se la figura di attaccamento sarà troppo ansiosa nel lasciarlo (continuando per esempio a tornare indietro per dare quell’ultimo bacio che non si esaurisce mai) invece di rassicurare il figlio ne aumenterà l’angoscia. L’andirivieni trasmette a livello non verbale tensione e ambivalenza un po’ come se il genitore dicesse: “Ti lascio qui ma non sono sereno a lasciarti qui”. Una volta che il piccolo è stato accolto nelle sue emozioni, confortato e gli è stato spiegato cosa accadrà in quel tempo in cui il genitore non sarà presente, è opportuno però che la mamma/il papà sia fermo nell’andare via anche se il bambino mostra il suo disappunto con pianti e urla. Infatti nell’assecondare oltre il necessario queste manifestazioni si corre il rischio di rinforzarle. Il genitore affettuoso ma fermo nelle sue azioni veicola una maggiore protezione e fiducia. In questo modo il bambino sentirà anche di potersi affidare a quelle persone nuove che il genitore ha scelto per stare con lui.

Un’attenzione quindi a trovare un equilibrio evitando drammi o svalutazioni sia al momento di salutare il piccolo sia al momento del ricongiungimento dove è importante l’abbraccio gioioso dell’incontro ma fate attenzione a normalizzare quel momento; non state cioè ritrovando il vostro bambino che si era perso ma state andando a prenderlo in un luogo sicuro e stimolante.

L’ultimo suggerimento che mi sento di dare rispetto al periodo dell’inserimento, è di evitare (per ciò che è possibile) di apportare ulteriori modifiche alla quotidianità del bimbo. L’inizio della materna è un momento che già assorbe risorse ed energia e per questo è opportuno non sovraccaricarlo di altre prove che potranno essere rinviate in un momento successivo.

Desidero concludere questo mio scritto incoraggiando il lettore a vivere il momento dell’inserimento come un’opportunità per sé e per il proprio figlio. Potersi confrontare con dei professionisti (maestre, pedagogisti, psicologi) che lavorano nella struttura può essere un importante aiuto per superare eventuali difficoltà manifestate dal bambino. Un’occasione per fare delle domande e ricevere degli spunti per migliorare il proprio stile educativo. Perché quando un minore mostra un qualche disagio è bene sapere che esso può riflettere qualche problematica a livello delle dinamiche familiari; questa informazione non è finalizzata a colpevolizzare ma ad incentivare la coppia genitoriale a mettersi in discussione con responsabilità e costruttività al fine di favorire rapporti e modalità relazionali più funzionali.

A parte i miei migliori auguri per questa nuova importante tappa, ricordatevi che se la vostra esperienza alla materna non è stata positiva, potete aiutare vostro figlio a farla diventare un bel ricordo. La cosa importante è trasmettere l’entusiasmo verso il nuovo che rappresenta sempre un’esperienza di crescita!


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