Mio figlio deve essere perfetto!


Mio figlio deve essere perfetto!

Annalisa Valsasina

E’ piuttosto evidente come oggi viviamo in una società in cui i modelli proposti come “vincenti” sono quelli che enfatizzano il successo, la prestazione, la coerenza, la perfezione (fisica, sul lavoro, ecc.) come elementi distintivi e premianti.

Il messaggio più o meno implicito che viene inviato alla persone è che per “essere ok”, riconosciuti e valorizzati, occorre essere “il top”, ovvero genitori perfetti, avere famiglie e figli perfetti, case da copertina, essere lavoratori eccellenti e ben pagati e cosi via.

Il rischio che corriamo come genitori è che queste richieste di perfezione e risultato vengano trasferite anche ai nostri figli, magari con l’intento di “attrezzarli” per vivere ed emergere in una società competitiva e agguerrita come la nostra. Vediamo come ciò può avvenire.

Per prima cosa è bene ricordare che a questi richiami sociali, che ci circondano come adulti e genitori, ognuno di noi reagisce a livello individuale in modo diverso e peculiare, anche in funzione del bagaglio di valori, messaggi e aspettative proprie della cultura familiare di appartenenza, che anche da adulti può influenzare il nostro modo di gestire le richieste di adattamento agli standard esterni, per noi e per i nostri figli.

Scopriamo in che modo ci formiamo questo bagaglio.

Sin dalla nascita, nell’interazione con i bambini, i genitori inviano loro messaggi di diverso tipo (gli input del Copione Individuale) in risposta al temperamento e al comportamento del bambino.

Si tratta di messaggi spesso inconsapevoli, sia molto precoci (preverbali – per esempio il modo in cui il genitore tiene in braccio il bambino, la tempestività con cui risponde al suo pianto, gli sguardi), sia più tardivi (verbali – per esempio i modo in cui lo descrive), veicolati dai comportamenti genitoriali e che, se non rivisti, riproducono tendenzialmente ciò che l’adulto ha a sua volta sentito e vissuto come figlio con i propri genitori.

Attraverso questi messaggi/atteggiamenti/risposte genitoriali ai comportamenti e stimoli del bambino, quest’ultimo si crea una prima idea, già entro i tre anni di vita, di se stesso (cosa piace e cosa no), degli altri e del mondo, idea che verrà poi arricchita, integrata e confermata nel corso degli anni successivi.

I messaggi importanti

Tra questi messaggi genitoriali ve ne sono in particolare di due tipologie, particolarmente importanti, che come genitori è bene conoscere: i messaggi che sostengono, incoraggiano, sviluppano la personalità autentica del bambino e la libera espressione di alcune parti della sua personalità (i cosidetti Permessi) e i messaggi che al contrario inibiscono, bloccano, giudicano la libera espressione delle parti di personalità del figlio non apprezzate dai genitori (p.e. l’aggressività, la dipendenza, la curiosità, ecc.) e che in qualche misura si configurano come inviti a non essere o avere una determinata caratteristica (Ingiunzioni).

I bambini, bisognosi di protezione, amore e accettazione, di fronte a questi input, adeguano le loro manifestazioni espressive e comportamentali al fine sopravvivere nell’ambiente familiare e garantirsi l’amore di mamma e papà.

In questo scambio di comunicazioni, per la maggior parte inconsapevoli, tra genitori da un lato e figli dall’altro, le parti di noi che ricevono il Permesso di esprimersi vanno a costituire la nostra “Luce”, ciò che esprimiamo e facciamo vedere agli altri. Le parti di noi che al contrario non trovano legittimità di espressione nella nostra famiglia vanno a formare la nostra “Ombra”. Qui troviamo quindi ciò che “abbiamo messo via” di noi da bambini per non correre il rischio di non essere amati dai nostri genitori.

Non tutti i messaggi genitoriali hanno naturalmente questo impatto sulla crescita e immagine di sé del bambino. La potenza dei messaggi genitoriali infatti dipende da:

  • Il modo in cui il messaggio è inviato (tonalità emotiva)

  • La fonte da cui proviene (genitore, insegnante, nonni, amico, ecc.) e l’importanza di questo per chi lo riceve

  • L’età in cui riceviamo il messaggio: più siamo piccoli, più è incisivo

  • La frequenza con cui si reiterano

Oltre ai Permessi e ai Divieti/ingiunzioni, i bambini però colgono dai comportamenti dei genitori, anche alcune “vie di uscita” comportamentali, una sorta di piano alternativo di sopravvivenza che li porta verso la strutturazione di un modo d’essere condizionato che garantirà loro l’amore e l’accettazione.

Tra queste vie di uscita, che in AT chiamiamo Spinte, abbiamo il “Si Perfetto!”, che risponde in qualche modo all’idea del bambino (sempre da tarare rispetto alle sue possibilità di lettura cognitiva ed emotiva delle situazioni),

“Io non vado bene così come sono, ma se sarò perfetto….allora per i miei genitori sarò OK”.

Ecco quindi che la richiesta genitoriale “devi essere perfetto” colta dal bambino diventa un “dover essere inderogabile”, una condizione necessaria che il bambino sente di dover garantire per poter essere accolto e amato nella propria famiglia. Ma in sottofondo rimane una paura costante: “Se non sarò perfetto, cosa mi succederà? Mi vorranno ancora bene?”. La sensazione profonda è dunque quella di non andare comunque bene per come si è, perché in dubbio è l’amabilità incondizionata.

Il paradosso dunque della spinta genitoriale è che come figli ci diamo l’obbligo di seguirla per “essere amati come non in realtà non siamo”. Ciò che manca è l’Amore incondizionato per la propria essenza e la sicurezza di poter essere amati e apprezzati per come si è, senza dover dimostrare niente.

Quali comportamenti genitoriali sono associabili ad una richiesta di perfezione nei figli?

La Spinta ad Essere perfetto viene tendenzialmente da:

  • Genitori fortemente critici e svalutanti, impauriti a loro volta dal non essere capaci

  • Genitori con standard molto elevati di prestazione, perfezionisti, severi con i figli e loro stessi

  • Genitori con modelli di riferimento assoluti, manichei, indiscutibili

  • Genitori che premiano solo in caso di perfezione, concentrati prevalentemente sul successo nel fare

Quali caratteristiche sviluppano le persone che come figli hanno ricevuto tale richiesta genitoriale?

Come per le altre Spinte, l’adesione al Sii Perfetto comporta l’allenamento e lo sviluppo di determinate capacità che senza dubbio sono ottime risorse. Le persone Sii perfetto tendono infatti ad essere meticolose, efficienti, affidabili, precise, impegnate sul lavoro e in ogni campo della vita, di successo e in generale dei professionisti affermati.

Ma c’è un prezzo pagato per la rigidità comportamentale che questa spinta richiede. Per esempio spesso le persone mostrano una continua insoddisfazione e un’incapacità a godere dei successi e delle cose che fanno. Sono adulti controllati e controllanti, con un senso di inadeguatezza se tutto non è a posto, guidati da modelli rigidi di cosa è giusto e cosa è sbagliato (in famiglia, in coppia, ecc.). Sono persone che “non si fanno vedere” nelle relazioni: nascondono imperfezioni, debolezze, difetti, dubbi, incertezze e fatiche. Sono giudici inflessibili verso se stessi e gli altri, trasmettono loro inadeguatezza. Hanno uno stile freddo, severo, distante relazionalmente. Si divertono poco, anche nei giochi, e dedicano tempo a organizzare, pianificare, raggiungere appunto la perfezione …che non ci sarà mai del tutto! Gli obiettivi raggiunti non procurano piacere e l’ostinata ricerca della perfezione rende difficile accedere a sentimenti positivi come amore, serenità, compassione, rilassamento. L’insoddisfazione è costante perché la perfezione è irraggiungibile!

Quale strada per superare la Spinta Sii Perfetto per noi e per i nostri figli?

Per uscire dalla logica di funzionamento della Spinta occorre da Adulti, darsi i Permessi che ci sono mancati nel nostro percorso di crescita e che ci consentono di integrare nella nostra personalità le parti di noi messe in ombra perché valutate negativamente dal contesto in cui siamo cresciuti.

Quindi: Puoi sbagliare e farti aiutare, Puoi essere te stesso, con qualche difetto, Puoi fare le cose con un adeguato livello di cura (70%?), Puoi godere di quello che fai, gioire di quello che ottieni, Puoi mostrarti incerto e in difficoltà quando ti capita, Puoi essere amato per quello che sei e non per quello che fai, Puoi avere piacere nel fare le cose, puoi essere spensierato.

Concedersi da adulti nuovi Permessi significa prendersi cura, come un genitore, della nostra parte di personalità Bambina, bisognosa e fragile.

Per far questo occorre uno sguardo amorevole, accogliente, non giudicante e comprensivo rispetto alle nostre debolezze e fragilità, alla nostra natura imperfetta e incerta.

L’obiettivo è guardarsi e dirsi “Mi piaccio e vado bene così come sono”. Così facendo potremo fare la stessa cosa con i nostri figli.

Vedere e comprendere le nostre imperfezioni, ci consente infatti di comprenderle e accoglierle anche negli altri e di avere uno sguardo più realistico e indulgente sulla vita. E’ la chiave di accesso per volersi bene, per essere felici di noi stessi.

Siamo felici infatti solo quando ci vogliamo bene e accettiamo tutte le parti di noi, siamo felici quando siamo noi i primi ad amarci incondizionatamente.

La psicoterapia è uno strumento per costruire questa nuova genitorialità verso sé e gli altri.

Di seguito, alcune domande per aiutarvi a comprendere quanto questa Spinta vi appartiene e quanto quindi è importante che ve ne prendiate cura per non riproporla come genitori ai vostri figli.

  • Quando non raggiungi i tuoi obiettivi al 100%, ti senti in colpa?

  • Pensi che non puoi permetterti dei cali di tensione?

  • Nella vita di tutti i giorni ti fai delle liste di cose da fare o hai incombenze che svolgi abitudinariamente sempre allo stesso modo?

  • Sei soddisfatto solo se completi le tue to do list?

  • Sei preciso e meticoloso in ciò che fai?

  • Senti qualche volta di non essere abbastanza bravo per quello che devi fare nella vita?

  • Ti vesti con attenzione ai particolari? Vuoi sempre il migliore aspetto possibile?

  • Ti piace mantenere tutto in ordine?

  • Cerchi di essere il migliore nelle cose che fai? Hai uno spirito competitivo?

  • Sei impegnato in tante cose e hai la sensazione di non avere tempo per rilassarti?

  • Ti senti spesso sotto pressione?

  • Quando commetti uno sbaglio, ti critichi duramente?

  • Consideri la ricchezza e lo status come elementi importanti?

  • Sei spesso insoddisfatto delle altre persone e dei loro standard qualitativi?

“Quando accetti il miracolo di chi sei e ami te stessa senza condizioni, cambiare le cose che devono essere modificate ti risulta molto più facile. Alcuni aspetti che hai sempre pensato di dover cambiare perché li giudicavi tue mancanze, veri e propri nemici, in realtà sono tuoi fedeli servitori. E’ grazie a loro che sei chi sei, una creatura unica, diversa da chiunque altro venga prima o dopo di te”

(M.G. Powers, La principessa che credeva nelle favole)


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