Essere genitori di adolescenti ed altri superpoteri


Essere genitori di adolescenti ed altri superpoteri

Mariacristina Caroli

 

Partiamo dal “Fridays for future”: venerdi 15 marzo 2019 è stata organizzata una mobilitazione planetaria, con relative manifestazioni, in 98 Paesi del mondo, per un totale di 1325 località, dalla Norvegia all’atollo di Vanuatu, in Australia. Ad organizzarla è stato un movimento, il #fridaysforfuture appunto, che ha raggiunto proporzioni enormi, coinvolto scienziati e ricercatori, gruppi ambientalisti, scuole, semplici cittadini, che hanno deciso di attivarsi per risolvere l’emergenza climatica del nostro pianeta. Questo movimento, immenso, è partito da Greta Thunberg, una coraggiosissima ed estremamente decisa studentessa svedese che ha iniziato con uno “sciopero della scuola per il clima” ad agosto 2018 fino ad arrivare a parlare al COP24, vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutosi in Polonia il 4 dicembre scorso, con un discorso di una lucidità, di una energia vitale e di una schiettezza da pelle d’oca. Greta è nata il 3 gennaio del 2003. Ha 16 anni. È un’adolescente.

Se siete genitori di adolescenti sarete sicuramente informati su tutto quanto concerne l’adolescenza di vostro figlio, il suo modo particolare di stare al mondo in questo delicato periodo, le sue aperture (poche) e le sue chiusure (forse di più), i suoi sbalzi d’umore e la continua lotta più o meno esplicita tra il mostrarsi teneramente bisognoso di voi e il rifiutarvi apertamente e con decisione (tralascio volutamente le parolacce a corredo). Nel consigliarvi comunque la lettura di due articoli di questo stesso progetto, uno di Manuela Giago e l’altro di Silvia Polin, che fanno magistralmente luce su cosa sia e cosa implichi l’adolescenza e sulle ripercussioni pratiche che la difficoltà di questo momento possa comportare, faccio un passo oltre nella mia riflessione.

Si parla spessissimo del disagio degli adolescenti, delle difficoltà importanti, delle patologie: bullismo, cyberbullismo e Hikikomori sono i tre termini che spopolano attualmente su articoli, siti internet, seminari scientifici e libri. Poi, però, ci sono degli esempi grandiosi di una sana adolescenza, come quello di Greta ma assolutamente non è l’unico, che non possono e non devono passare inosservati. E per “sana adolescenza” intendo la funzionalità e la sanità dell’adolescenza stessa, a prescindere dalle eventuali patologie o disturbi (non specifici dell’età) che possano essere presenti nell’individuo. Anche una ragazzina cui sia stata diagnosticata una sindrome di Asperger può vivere una “sana adolescenza” e Greta, di nuovo, ne è un valido esempio. Chi ne parla e cosa viene detto dell’adolescenza sana? E ancora, sulla base delle tantissime teorie bio-psico-sociali sull’adolescenza, quali sono le caratteristiche che il genitore di un adolescente deve possedere, perchè diventi un adulto sano ed integrato? In altri termini, quali sono i nostri superpoteri?

Durante l’adolescenza, a causa degli svariati cambiamenti che l’evoluzione psicofisica comporta, si verifica una ristrutturazione continuativa e via via più complessa della propria identità, in cui si passa dalla percezione di sè come bambino alla percezione di sè come adulto, basandosi e confrontando tanto le informazioni che provengono dall’interno, quali sensazioni, sentimenti e pensieri, quanto le informazioni che provengono dall’esterno, cioè i feedback che si ricevono sul proprio modo di stare al mondo. È una co-costruzione dell’identità che mettiamo in atto con il nostro ambiente, con le persone che ci stanno attorno, integrando le informazioni che ci arrivano dal mondo con quello che sentiamo nel profondo. E quello che sentiamo durante l’adolescenza è fortissimo, emozioni e pensieri vanno a briglia sciolta, c’è tanta confusione su di noi e sul mondo esterno, tutto è in divenire e profondamente instabile. Per questo il gruppo dei coetanei è fondamentale per noi, ci serve da specchio e da verifica costante, guardiamo negli altri ciò che vogliamo o non vogliamo essere e chiediamo conferma al mondo, inizialmente quello dei pari ma non solo, su ciò che siamo in grado o non in grado di essere e diventare. Durante tutto il delicato periodo dell’adolescenza, dalla preadolescenza alla tarda adolescenza secondo F. Guarnieri, in un intervallo non meglio identificato -e diverso per ogni individuo- tra gli 11 e i 25/28 anni, un importante ruolo di “catalizzatore dell’identità” lo rivestono le passioni, attorno alle quali gravita e si misura l’intera personalità dell’individuo (dall’energia creativa e dal desiderio del nostro Bambino interiore alla capacità di giudizio e normatività del nostro Genitore, passando per la capacità di problem solving dell’Adulto, per dirla in termini Analitico-Transazionali). Spesso proprio attorno alle passioni costruiamo il nostro senso del sè, diventiamo quello che vogliamo diventare, facciamo della nostra passione una professione e, di conseguenza, un’identità. Quanti di noi risponderebbero, alla domanda “cosa sei?”, con la propria professione? E quanto quella stessa professione è il riflesso (o il retaggio) della propria passione adolescenziale?

Questo è ciò che succede, a grandissime linee, durante l’adolescenza, durante una “sana adolescenza”, tenendo in conto che tutto è fuorchè un processo graduale, molto spesso anzi sono gli “scatti” di crescita a farla da padrone e nessuno garantisce che non ci siano delle regressioni più o meno numerose e durature durante il processo, semmai si potrebbe garantirne proprio la presenza. Come possiamo, allora, essere utili ai nostri figli adolescenti, perchè questo periodo di trasformazioni passi nella maniera più indolore possibile? Quali sono le strategie che possiamo mettere in atto, di quali superpoteri dobbiamo munirci?

Maria Teresa Romanini (1986) -pediatra, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta e una delle figure più significative dell’Analisi Transazionale italiana- individua alcuni punti importanti, che vi riporto qui virgolettati come spunto di riflessione, a partire dai quali si potranno poi delineare, tramite le domande che propongo in corsivo, quei superpoteri fondamentali, o in qualche modo ancora “perfettibili”, per ogni genitore nei confronti del proprio, particolarissimo, figlio adolescente.

1) «L’importanza per tutti i componenti della famiglia di conoscere i propri ruoli», con i relativi diritti e doveri. Riappropriarsi dei propri ruoli e dei propri diritti, oltre che doveri, aiuta ad evitare giochi psicologici e di “potere” e permette invece un confronto più sano ed integrato basato sulla reciproca accettazione. Quali sono i miei diritti e doveri di genitore? E quelli di mio figlio adolescente?

2) «Il rispetto reciproco delle persone e, secondariamente a queste, delle idee proprie e altrui», possibile solo attraverso un riconoscimento profondo dell’importanza delle persone a prescindere dalle loro idee o comportamenti. È l’amore incondizionato che permette la libera scelta, libera appunto dalla sottomissione e dalla ribellione. Imprescindibile dunque è l’instaurarsi dell’abitudine al confronto e alla confidenza reciproca. Amo e rispetto mio figlio per quello che fa o per quello che è?

3) «L’uso delle transazioni semplici, o il chiarimento di quelle ulteriori, quando ci si renda conto della loro esistenza». Una comunicazione chiara, che prenda in considerazione tanto il contenuto di quanto si sta dicendo quanto il processo, per dirla con Watzlawick, che sia attenta al legame reciproco ed ai bisogni di ognuno. Quando parlo con mio figlio lasciamo entrambi cose non dette e sottintese? Ciò che non diciamo cosa “comunica” veramente all’altro? Quali bisogni nasconde?

4) «L’evitamento e la rottura in allegria dei giochi» psicologici. Rimandando alla lettura di “A che gioco giochiamo?” di Eric Berne per una trattazione completa ed approfondita del concetto di gioco psicologico, mi limito a definirli come scambi comunicativi tra esseri umani che hanno lo scopo di ricevere riconoscimenti (le “carezze” in A.T.) e confermarsi convinzioni su se stessi e sul mondo, nella maggior parte dei casi spiacevoli o invalidanti, comunque sempre estremamente limitanti. Un modo assolutamente efficace che la stessa Romanini propone è l’utilizzo dell’umorismo come via d’uscita dai giochi, che ristabilisce la dignità di entrambi, confuta l’impossibilità di ricevere carezze positive a sufficienza e aumenta sia le informazioni a disposizione del nostro Adulto quanto la gioia di vivere e condividere del Bambino interiore. Quante volte io o mio figlio ci sentiamo una “Vittima” dell’altro? Quante volte viviamo invece sani momenti di vicinanza ed intimità? Quante volte riusciamo a ridere insieme di gusto?

5) «Il permesso di discutere – in maniera paritetica – per raggiungere una conclusione comunitaria, o un compromesso o almeno per conoscersi e rispettarsi anche con convinzioni differenti». L’obiettivo ultimo di ogni discussione è il chiarimento delle idee di tutti, magari anche attraverso le regole della cooperazione di C. Steiner: a) niente giochi di potere; b) niente bugie; c) niente salvataggi. Quante volte io e mio figlio ci permettiamo un onesto scambio di pareri senza voler sovrastare l’altro? Cosa posso realisticamente fare per raggiungere un rispetto reciproco e un’accettazione reciproca delle nostre divergenze?

6) «Il permesso di chiedere e dare carezze da tutti a tutti gli Stati dell’Io». Qui entriamo nel delicato tema dell’economia di carezze dell’Analisi Transazionale, cioè dello scambio di riconoscimenti sull’essenza stessa dell’individuo, sulla sua bontà interiore, sulla sua amorevolezza incondizionata in quanto essere umano. Proprio perchè ci si propone di rompere in “allegria” i giochi psicologici, è necessario darsi il permesso di scambiarsi carezze sane, nutrienti, di vicinanza emotiva ed intimità, che vadano a rimpiazzare quelle negative che spesso risultano dai giochi psicologici. Quante volte rido con mio figlio e gli dico, divertito, quanto lui sia divertente? Oppure quante volte ci mettiamo insieme a risolvere un problema di qualsiasi natura e lo riconosco positivamente nella sua capacità di ragionamento e problem solving? O ancora, per esempio, quante volte lo riconosco e mi complimento con lui per essere riuscito a preparare una buona interrogazione, rimanendo a studiare anche in una bella giornata come questa?

7) «Il permesso di stare in reciproca intimità e di ritirarsi in solitudine». Ogni intimità sana che si rispetti ha il relativo e reciproco diritto al ritiro. Solo così si può rispettare la libertà reciproca e il bisogno di fiducia di ognuno. In questo modo, pur nell’attuale bisogno l’uno dell’altro, si gettano le basi per una solida “amicizia” tra adulti. Quanto permetto al rapporto tra me e mio figlio di essere elastico? Quanto ci permettiamo momenti di reale intimità e vicinanza emotiva? Quanto, per contro, ci permettiamo momenti di reciproco isolamento?

8) «L’accettazione benevola delle debolezze (copionali) altrui, senza lasciarsi da esse coinvolgere». Ognuno ha le sue personalissime convinzioni su se stesso, sul mondo e sugli altri e, per quanto possano essere vincolanti nella percezione della propria vita e nelle relazioni interpersonali, non possono essere cambiate finchè non vengono elaborate ed analizzate dall’individuo stesso. Quanto mi permetto di dire un sano “sono problemi suoi” quando mi rendo conto che mio figlio sta proiettando su di me qualcosa che, di me, proprio non fa parte? Quanto mi permetto una giusta distanza relazionale che sia utile a me come a lui per elaborare ciò che viviamo quotidianamente in maniera sana e non auto o etero-distruttiva?

Questi sono gli otto strumenti cui accenna la Romanini, che ho cercato di rendere quanto meno “specialistici” e tecnici possibile per farli diventare utili e fruibili da quanti più genitori possibile. E, per riprendere il gioco di parole, l’ho fatto per sottolineare quanto sia possibile, appunto, creare una buona relazione o migliorare una relazione di per sè complessa come può essere quella con un figlio adolescente, senza che ci siano “feriti” e con una buona probabilità, invece, di sane e nutrienti compense in armonia e sana reciprocità.

Quali tra questi elencati sono i vostri superpoteri? Quali sentite invece di poter sviluppare?


 

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