Amare vuol dire viziare?


Amare vuol dire viziare?

Manuela Giago

“Del momento in cui nacqui ricordo quella luce improvvisa che percepii nei miei occhi e il senso di freddo cosi pungente sulla mia pelle. Era così distante dalla calda sensazione di pochi attimi prima: tutto intorno a me era sicuro, dolce, morbido, accogliente. Il battito del cuore della mia mamma era una costante ninna nanna e la sua pancia un dolce nido nel quale sentirmi protetto. All’improvviso tutto cambiò: mi sentii stretto tra mani sconosciute e rigirato più e più volte per essere ispezionato, controllato e visitato. Ebbi molta paura, una paura folle che quasi mi toglieva il fiato, ma poi eccola, quella dolce sensazione che mi accolse e mi fece sentire amato oltre ogni misura. Ero li con il viso appoggiato al seno della mia mamma e il mio respiro si fece più calmo, il suo cuore mi accompagnò nuovamente, le sue labbra si appoggiarono sulle mie e il mio mondo tornò nuovamente un posto meraviglioso”

Pensieri di un bimbo appena nato

 

Se provassimo ad immedesimarci per un solo momento in un bimbo alla sua nascita, potremmo minimamente comprendere la sua paura e la sua difficoltà ad entrare in contatto con un ambiente sconosciuto e per lui pericoloso, a tal punto da sentirsi in pericolo per la sua sopravvivenza. Un bimbo così piccolo non ha gli strumenti necessari per affrontare stimoli esterni se non attraverso la mediazione della madre, che contiene e traduce emozioni, sensazioni, pensieri. A questo punto è importante chiederci come mai il contatto, il soddisfacimento di bisogni e l’essere attenti alle richieste dei bambini venga visto dai più come un vizio che i genitori danno ai propri figli. Quante volte si sente dire “lascialo piangere che si fa i polmoni”, “non tenerlo in braccio se no non lo staccherai mai da te”, “non dormirà mica nel vostro letto?”, “tanto non capisce”, “vedrai che se lo lasci piangere tutta la notte poi impara”, “guarda che poi prende il vizio” e così via. Tutti pronti a dispensare consigli e a dire la propria su come crescere e gestire alla perfezione un neonato, ma nessuno che tenga conto dei bisogni veri, quelli autentici di questo piccolissimo esserino che viene al mondo spaventato e che ha solo bisogno di essere rassicurato tra le braccia dei propri genitori. Ma cosa potrebbe volere d’altro un bambino se non il contatto fisico dopo che è stato per 9 lunghi mesi nella pancia della sua mamma? Perché dovrebbe voler essere lasciato solo in una culla a piangere in  un momento così delicato come quello del sonno? Quale mammifero lascerebbe il suo cucciolo solo nella foresta di notte? I genitori dovrebbero sapere che la richiesta di contatto continuo del loro piccolo è un normalissimo bisogno primario e come tale dovrebbe essere soddisfatto senza pensare che ciò che stanno facendo sia un modo per viziare o rendere meno autonomo il proprio figlio. La madre dona al suo piccolo un nutrimento fatto si di latte, ma ancor più di carezze, coccole, vicinanza, contenimento, amore… e tutto questo è alla base della sopravvivenza del piccolo cucciolo d’uomo e presupposto necessario per la creazione di una identità positiva: il bambino costruirà una propria autostima e fiducia in sé grazie alla possibilità di essere stato ascoltato nell’espressione dei propri bisogni e nel soddisfacimento degli stessi. E’ quindi del tutto sano e normale che i bambini richiedano questa forte vicinanza e solo i genitori dovrebbero sapere cosa è meglio per i loro figli, ascoltando il proprio istinto, senza sentirsi giudicati o messi sotto accusa dalle aspettative esterne. Purtroppo la cultura occidentale va contro a tutto quello che sembra essere contatto, ascolto, relazione, bisogno e non solo nell’ambito neonatale: proviamo a pensare come un adulto spesso si trovi a  vivere  la sua quotidianità sempre di corsa, sempre in prestazione, senza accorgersi dell’importanza di prendersi del tempo per se stesso per fermarsi e godere delle proprie passioni. Sembra quasi che la normalità sia proprio diventare anestetizzati di fronte ai propri bisogni, di fronte alle proprie emozioni e tutto questo viene per forza trasferito nella relazione con i bambini e nell’intenzionalità educativa genitoriale. Credo che sia importante che una mamma e un papà possano sentirsi liberi di entrare in contatto con i propri figli senza il timore di sbagliare, come se amare in maniera incondizionata fosse nocivo o potesse danneggiare un bambino. È paradossale come nel nostro tempo venga richiesto ai bimbi piccoli di essere autonomi e indipendenti, senza gli strumenti necessari per far fronte a questa richiesta, mentre si tenda a controllare e trattenere gli adolescenti che invece avrebbero bisogno di essere accompagnati nella crescita e nella ricerca della loro identità e individuazione. Nel momento in cui dovremmo tenerli accanto a noi tendiamo a staccarli e invece  quando ci chiedono di prendere la loro strada non glielo permettiamo. Il messaggio che vorrei dare a tutti i genitori è di essere se stessi nella relazione con i propri cuccioli: nessuno potrà dirvi come essere madre o padre, ma sicuramente potrà essere molto utile sapere che autorizzare l’espressione dei bisogni dei vostri bambini non vuol dire affatto viziarli, ma al contrario amarli profondamente.


 

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