Un attimo prima di cadere. La rivoluzione della psicoterapia.

G. Dimaggio, Raffaello Cortina Editore, 2020, 438 pagg.
La recensione
Lacerato dal dolore, un uomo, la cui professione è curare le ferite psichiche, arriva sull’orlo del precipizio. Si sforza di rimettere insieme i pezzi, non cade. Il racconto di come riesce a tenersi in piedi si intreccia con quello della rivoluzione nella cura che lo salva come paziente e lo orienta come terapeuta. Nella psicoterapia, il primato della parola ha ceduto il campo: adesso è possibile lavorare anche su corpo, immaginazione e teatralizzazione, e le storie dei pazienti, casi clinici raccontati nello stile di una fiction, rendono conto della “svolta esperienziale” in atto. Nel libro i differenti fili della narrazione si intrecciano e si richiamano l’un l’altro, preparando una serie di colpi di scena finali. L’autore, come uomo e come psicoterapeuta, scioglie e riannoda le trame della scoperta scientifica e del dramma e ricorda che, per curare l’animo, bisogna tornare all’attimo prima della “caduta”. Cogliere le persone in quell’istante è la chiave di volta della psicoterapia.
Così viene presentato questo libro di Giancarlo Dimaggio (Raffaello Cortina Editore) e mi sembra proprio un incipit azzeccato, eppure non mi sembra dia il giusto peso al contributo che personalmente ne ho ricavato e che non esito a definire straordinario.
Era dai tempi della scoperta di Yalom che non mi ero così entusiasmato nella lettura di un testo di psicoterapia, come allora man mano che leggevo mi montava la gioia della lettura e allo stesso tempo la voglia di condividerla con colleghi e amici. Ho scoperto poi che, se pure pochi nel nostro giro lo conoscono, Di Maggio è uno psicoterapeuta di una buona fama, con un proprio Centro a Roma ben avviato, con diverse pubblicazioni e collaborazioni anche internazionali.
Io l’ho scoperto per caso curiosando come faccio spesso sul bancone dei libri di psicologia alla Feltrinelli leggendo le prime pagine, incuriosito dal fatto che nel libro la parte eminentemente saggistica era intramezzata con brani relativi alla sua difficile e dolorosa storia personale e la sua crescita come paziente e professionista.
Una disclosure notevole, alla Yalom, appunto.
Comincio col dire che è una lettura divertente, Di Maggio si esprime come facciamo normalmente quando chiacchieriamo fra di noi anche di aspetti seri del nostro lavoro, è spiritoso, usa un linguaggio fresco e immediato, diretto e colloquiale sia quando spiega concetti psicologici sia quando critica apertamente i diversi orientamenti psicoterapeutici e le vecchie impostazioni che nel tempo lui stesso ha frequentato.
Ho sorriso spesso leggendo, ma poi pian piano mi sono anche appassionato, erano anni che non mi succedeva, tenendo conto che mi tengo di frequente aggiornato su ciò che passa per essere nuovo e di “successo”.
Questa volta non solo non mi sono annoiato, ma ho cominciato, da un certo punto di vista colpevolmente, a voler andare avanti più in fretta possibile per vedere come l’autore arrivava alla sua proposta terapeutica, un po’ come capita coi gialli.
E mi è piaciuto ancora di più. La scoperta è stata che molti analisti transazionali lavorano, senza reciprocamente conoscerci, in modalità molto ma molto simili alle sue.
Alla fine pure Di Maggio non conosce noi, e infatti non cita mai l’Analisi Transazionale, come noi non conoscevamo lui. Siamo pari!
Di che cosa tratta allora quello che annuncia il sottotitolo “la rivoluzione della psicoterapia”?
Risposta: “il cambiamento di vita nella terapia ridecisionale” (Mary e Robert Goulding, Astrolabio, 1983 – l’edizione italiana, non proprio una novità).
Sorpresi eh? (cerco di scrivere come lui). Già, leggendo Di Maggio, seguendo il suo itinerario formativo e terapeutico attraverso la psicoanalisi, la gestalt, Reich, i vari tipi di cognitivismo per arrivare alla Schema Therapy e all’EMDR, quello che ma mano si scopre è che il centro della sua impostazione si basa sul far rivivere al paziente le esperienze fino a “un attimo prima di cadere”, portando a galla, attraverso un processo immaginativo ad occhi chiusi, la situazione di allora, le emozioni (parassite) emergenti e facendo cambiare il finale antico (ingiunzioni, decisioni di copione) con la nuova via d’uscita comportamentale agita nel qui e ora.
Rivivere fino all’attimo prima di cadere e non ri-caderci più. Ma guarda un po’!
Il tutto riattivando, e in questo sta la rivoluzione sostanziale delle muove psicoterapie (per differenza con le impostazioni eminentemente dialogiche), che attivano contemporaneamente aspetti cognitivi, emozionali e corporei.
Il tutto è ovviamente esposto portando casi di pazienti, ma anche momenti delle proprie psicoterapie.
Ma se queste cose le sappiamo già, perché leggere questo libro che è pure lunghetto?
Intanto perché spesso diamo per scontato quello che abbiamo imparato e dopo un po’ ne perdiamo di vista la metodologia, l’efficacia e l’originalità. A me è successo, tanto per citarne qualcuno, quando ho riletto il Berne di “fare l’amore” o il Fromm di “l’arte di amare”
Alla fine non solo ho rivalutato i Goulding, ma ho anche trovato in Di Maggio la descrizione particolareggiata del processo ridecisionale in tappe progressive che sono poi l’accumulo delle tante e diverse metodologie terapeutiche imparate fino a ora.
Lui le chiama le “tessere”, le riassumo brevissimamente:
- Sono le emozioni ad azionare le scelte più forti e urgenti
- Le decisioni nascono prima che la coscienza abbia voce in capitolo e coinvolgono in modo notevole il corpo tanto che, a volte, dipendono proprio dallo stato fisico.
- Le immagini mentali e gli schemi interpersonali maladattivi influenzano il futuro e sono formate in base alle esperienze del passato nella relazione con i genitori, il terapeuta deve cambiarne il testo
- La sofferenza nasce da come noi tutti facciamo propri i modi con cui siamo stati allevati.
Gli altri, principalmente i genitori, si sono insediati nella nostra cabina di regia e da allora controllano le nostre azioni
- Una scena antica immaginata oggi rimette in scena il corpo e la mente come allora e riattiva le stesse risposte emozionali e corporee di allora fino a quando il terapeuta non interviene.
- “Unisci le mani a quelle del paziente, ficcate le dita nell’impasto, sentitelo sotto i palmi e dategli forma nuova, prima che il calore si dissipi e il momento giusto sia andato.”
Questo è il momento di cambiare il corso della storia e di far ridecidere oggi.
Il corpo è riacceso, le alternative sperimentate, le ingiunzioni superate, il processo di crescita ripreso dove il gesto è stato interrotto, l’energia vitale originaria riattivata esattamente nel contesto in cui era stata frenata o deviata ed esattamente per la pulsione naturale deteriorata.
Si va al bersaglio grosso, insomma.
Questa è in sostanza la rivoluzione esperienziale che giustamente e umilmente Di Maggio riconosce essere da tempo nell’aria, ma che le diverse scuole, che pure hanno contribuito a sviluppare (attaccamento, gestalt, psicogramma, sensomotoria, Emdr), non colgono completamente.
Scritto così il processo sembra per molti di noi un po’ scontato, ma non lo è affatto anche perché nel libro poi le 6 tessere sono argomentate e descritte nella pratica clinica in modo esemplificativo ed esemplare e secondo me in modo straordinariamente formativo, molto meglio e vivacemente che, salvo qualche eccezione (Cornell, per esempio, di “L’esperienza somatica in psicoanalisi e psicoterapia. Nel linguaggio espressivo del vivente.”), in alcuni testi transazionali
Naturalmente questo è un punto d’arrivo e allo stesso tempo un punto di partenza.
Nel libro è ben descritto come ci si può arrivare: accoglienza, alleanza, pazienza, chiacchiere, primi affondi a cercare l’ingiunzione (lui non la chiama così), comprensione del gesto interrotto (idem), individuazione delle scene madri e degli episodi rilevanti e preparazione della scena.
Ma è anche un punto di partenza perché dopo c’è da comprendere, sostanziare, ripetere, sperimentare, allenare e festeggiare.
A me è piaciuto molto anche questo suo “Promuovere la riemersione delle parti sane”, sia per sviluppare potenza e fiducia in quell’attimo prima di cadere, prima delle scelte alternative che sono sempre nuove e spaventose, sia per sostenere i cambiamenti successivi.
Un lavoro duro, certo, ma che soddisfazione!
Qualche difetto? Figuriamoci se non se ne possono trovare.
Considerati i propri drammi di cui Di Maggio parla apertamente (la malattia e la morte della giovane moglie e i due figli piccoli da far crescere) mi è sembrato che abbia perso un po’ l’occasione di raccontare come queste esperienze abbiano cambiato il suo modo di fare terapia.
A me è successo e poteva essere un esempio per tutti i giovani terapeuti di come essere addolorati e perfino in alcuni momenti disperati (se siamo aiutati e contornati da amici sensibili) non voglia dire risultare vulnerabili. Di come essere sensibili non significa affatto essere fragili, ma anzi imparare ad amare ancora di più la vita, imparare a non gettare via in boiate il tempo che abbiamo la fortuna di vivere e infine imparare a sviluppare compassione e profonda comprensione per la sofferenza dei nostri pazienti.
Di Maggio c’è sicuramente riuscito e credo sia per questo che è stato capace di scrivere un libro così tenero, emozionante e divertente, ma anche lucido e didattico allo stesso tempo.
G.P.