Crescere in relazione con la Natura


Crescere in relazione con la Natura

Diana Misaela Conti

I bambini percepiscono e vivono gli ambienti in maniera diversa dagli adulti. Per crescere hanno bisogno di luoghi che favoriscano la stimolazione, l’apprendimento e l’esplorazione. Il contatto diretto con l’ambiente naturale, in particolare, favorisce lo sviluppo psicofisico del bambino.

Winnicott (1965) attribuisce all’ambiente fisico un ruolo centrale nello sviluppo del bambino, paragonandone gli aspetti di sostegno a quelli di cura e protezione psicologica della figura materna. In maniera del tutto simile alla figura di accudimento, infatti, l’ambiente fisico deve essere adeguato alle esigenze del bambino in tutte le sue diverse fasi di sviluppo. Il contesto in cui il bambino nasce e cresce rappresenta una fonte inesauribile di stimoli, sfide e scoperte che sono fondamentali per un adeguato sviluppo cognitivo e affettivo.

In sintesi, si può affermare che un buon rapporto con l’ambiente naturale aiuta i bambini ad imparare a stare nel mondo!

Ma come si sviluppa questa relazione?

Gli organi di senso mettono in contatto il bambino con il mondo sin dall’inizio in maniera automatica e innata. I genitori, l’esperienza e il tempo permettono poi di raggruppare queste sensazioni in schemi sempre più complessi. Quindi, se all’inizio il bambino conosce solo “l’ambiente mamma” con il passare del tempo la sua conoscenza si amplia arrivando a coinvolgere non solo altre persone, ma anche luoghi. In questo modo acquistano uno schema preciso e una importanza particolare posti come “la cameretta”, “la cucina”, “la casa dei nonni” e così via.

Questi schemi che possono essere definiti schemi ambientali, non sono costituiti solo da informazioni cognitive (dove si trova, dimensioni, cosa contiene), ma anche da informazioni comportamentali (ad esempio cosa posso o non posso fare, chi incontro) e affettive (mi trovo bene, male, etc.…). Le emozioni, in particolare, dipendono sia da caratteristiche tipiche del luogo (ad esempio ospedali e cimiteri suscitano facilmente emozioni di tristezza o paura), che da caratteristiche di personalità (un luna park potrebbe suscitare gioia in alcuni e paura in altri), ma anche da una particolare interazione tra individuo e ambiente, cioè essere frutto dalle esperienze personali e ricordi associati a quel particolare luogo.

La graduale conoscenza di un luogo passa anche attraverso il concetto psicologico delle affordance. L’affordance è un costrutto introdotto sul finire degli anni settanta dallo psicologo statunitense, James Gibson, e rappresenta “l’invito all’uso” di un oggetto, luogo o situazione. Si riferisce alle qualità fisicche di un oggetto che suggeriscono ad un essere umano le azioni appropriate per usarlo/manipolarlo. Ogni oggetto/luogo/evento possiede le sue affordance. In questo modo un gradino, utilizzato da un adulto principalmente per salire, per un bambino di due anni diventa un pratico e comodo posto per sedersi o per disegnare, oppure il ripiano di un mobile un confortevole nascondiglio. E’ un concetto che non appartiene né all’oggetto stesso né al suo utilizzatore, ma si viene a creare dalla relazione che si instaura fra di essi.

Nello sviluppo della conoscenza ambientale di un bambino è, quindi, molto importante la possibilità di espolare tutte le possibili affordance ambientali che un luogo suggerisce (Gibson, 1982). Sperimentare le affordance di un luogo implica che il bambino possa esplorare e sperimentare l’ambiente esterno, provando e riprovando nuove modalità di utilizzo di quanto lo circonda. Un ambiente naturale offre molte più affordance di un ambiente artificiale. Nell’ambiente naturale, infatti, il bambino può dare sfogo a tutta la sua fantasia, attribuendo le funzioni più disparate ai medesimi oggetti: un albero può diventare una casa, un galeone o un castello, un bastone, invece, trasformarsi in una bacchetta magica, una spada o una scopa.

I più recenti risultati della ricerca sono concordi nell’affermare che la presenza di vari elementi ambientali naturali migliora la qualità dello spazio e influenza positivamente lo sviluppo cognitivo del bambino (Barbiero et al, 2016). Il bambino, infatti, è naturalmente portato a sperimentare, giocare, trovare soluzioni alternative per realizzare quello che vuole. Tutte doti che nell’età adultà si tramuteranno in abilità cognitive come il problem solving e nella capacità di adattarsi positivamente agli imprevisti o agli eventi inaspettati della vita. Permettere al bambino di entrare in contatto con ambienti naturali, non significa per forza avventurarsi in luoghi deserti o inesplorati e neppure organizzare settimanali gite fuori porta (seppur siano esperienze positive anche per gli adulti), ma permettergli di conoscere gli ambiente naturali più accessibili intorno a sè come, ad esempio, i parchi cittadini, fattorie o le zone appena al di fuori dei confini della propria città.

E’ importante ricordare che l’interesse del bambino per gli ecosistemi naturali è qualcosa di assolutamente non programmato, ma che spontaneamente avviene quando si permette al proprio figlio di esplorarlo attraverso il gioco spontaneo.

Ma cosa c’è di tanto particolare nella natura da renderla così importante?

Prima di tutto è inevitabile: è caratterizzata da stimoli che catturano i sensi senza potersi sottrarre. E’ impossibile ignorare il canto di una cinciallegra o l’odore sgradevole di una cimice, ma se questo è vero anche per i contesti artificiali, non si può negare che nel mondo naturale si abbia una varietà e una mutevolezza che non è possibile ricostruire artificialmente.

L’ambiente naturale, inoltre, è interessante perché instabile è costantemente regolato da forze esterne. In un prato si possono osservare fioriture diverse ogni giorno, un albero cambia colore delle sue foglie e anche i fiumi e torrenti modificano di stagione in stagione il proprio corso. Ci vuole molta attenzione e un grande spirito di osservazione per riuscire a cogliere questi cambiamenti. Alcuni teorici sono arrivati ad ipotizzare una graduale estinzione dell’esperienza a causa di una sempre minore quantità e qualità di opportunità offerte al bambino di entrare in contatto con un ambiente mutevole come quello naturale (Pyle, 1993 in Barbiero et al. 2016).

L’ambiente naturale, infine, permette un contatto attivo. Un prato o un bosco non devono essere utilizzati in uno specifico modo, ma sono a disposizione per una esplorazione sempre diversa e attiva.

Il contatto diretto con l’ambiente naturale durante l’infanzia è fondamentale perchè è proprio in questa fase che il contatto è intimo e rimarrà nei propri ricordi per tutta la vita (Sebba 1991 in Barbiero et al 2016).

Per concludere mi piacerebbe che questo articolo fosse il primo di altri che approfondiscano il legame bambino-Natura. per sottolineare quanto questo sia benefico non solo per il fisico, ma anche per la mente e il cuore. Approfittiamo, quindi, dell’immenente arrivo della bella stagione per uscire e suggerire ai propri figli di cominciare a “sentire”, ma non solo con le orecchie!

BIBLIOGRAFIA

  • Barbiero G., Berto R. “Introduzione alla biofilia. La relazione con la Natura tra genetica e psicologia”. Carocci Editore, 2016.
  • Barbiero G. “Ecologia affettiva. Come trarre benessere fisico e mentale dal contatto con la Natura” . Mondadori, 2017.
  • Winnicott D., “Sviluppo affettivo e ambiente”. Armando Editore.

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