Mamma, papà … ho paura!


Mamma, papà … ho paura!

Nadia Rotelli

 

Prendiamo sul serio le paure dei bambini,
perché solo se provano paura,
impareranno a essere coraggiosi.

Rossini-Urso

La paura è un’emozione primaria che, come la rabbia, la gioia o il dolore, ogni bambino, prima o poi, vive nel corso della sua crescita.

La paura non solo è un’emozione molto sana e naturale, iscritta nel patrimonio genetico di ogni bambino, ma è anche legittima, autoprotettiva e funzionale per il suo sviluppo psicologico.

Non dev’essere vista come un’emozione da evitare o di cui vergognarsi, ma al contrario i genitori dovrebbero imparare e insegnare ai figli ad abbracciare le proprie paure e a esprimerle.

Nei momenti di paura è anche fondamentale che il bambino trovi nei sui genitori una “base sicura”, senta la loro vicinanza, la protezione fisica di un abbraccio e/o una parola rassicurante che lo aiuti a vivere questi momenti critici con fiducia che qualcuno è li per ascoltarlo.

La paura è un campanello d’allarme interno che informa il bambino della presenza di un pericolo, interno o esterno, reale o immaginato, gli insegna a prepararsi di fronte a qualcosa che non conosce e attiva reazioni fisiche e psichiche utilissime.

Sotto l’effetto della paura, infatti, il corpo si prepara ad agire, comincia “a parlare” e a produrre energia utile per gestire lo stato di allerta: i battiti del cuore aumentano, la pressione del sangue accelera, gli occhi sono sbarrati oppure serrati, le pupille dilatate, le orecchie tese, aumenta la sudorazione e le pulsazioni aumentato.

Anche gli organi interni, come intestino e reni, lavorano ad un ritmo vorticoso, tanto da produrre diarrea e disturbi di digestione, gli zuccheri si riversano nel sangue, aumentano le secrezioni da parte dell’ipofisi e della midollare del surrene. Inoltre aumentano l’attenzione e la velocità delle reazioni.

Imparare a riconoscere e leggere l’espressione di una paura nel corpo dei propri figli, soprattutto se piccoli e non ancora in grado di esprimere a parole ciò che sentono, può aiutarli non solo a dare un tempo e uno spazio di espressione dell’emozione che stanno vivendo, ma anche a trovare il modo per superarla insieme. E’ importante fare molta attenzione ai messaggi che il bambino lancia, specie a quelli non verbali, cioè non espressi con parole: gesti, capricci, sintomi come l’insonnia o l’enuresi, i pianti prolungati o i piagnucolii, il dito i bocca, scarabocchi e i disegni.

Ogni paura del bambino ha una ragione d’essere, anche se l’adulto non la conosce o non la comprende. Ogni emozione ha un senso e ascoltare con curiosità e rispetto le emozioni di un bambino significa permettergli di sentire chi è, di prendere coscienza di sé stesso in quel preciso momento.

Al contrario di quello che si pensi, concedere il permesso di provare ed esprimere le paure, senza incitare i figli ad essere eccessivamente coraggiosi, porta i bambini a crescere come adulti aperti e coraggiosi.

Le paure vanno ascoltate, espresse, attraversate e superate.

Un individuo coraggioso è la persona che sente la paura, la riconosce e l’accetta, traendo gli insegnamenti che essa impartisce.

Ci sono alcune paure tipiche che più o meno tutti gli esseri umani hanno provato durante l’infanzia e che riflettono le tappe della maturazione della psiche del bambino: paura dei rumori forti, dei volti sconosciuti, della separazione, dell’acqua, del buio, dei fantasmi, degli animali, dei mostri,…. A certe età sono normali, diventano problematiche solo se si intensificano eccessivamente e ostacolano il bambino nella sua vita e se durano a lungo.

E’ comunque importante ricordare che le paure dei bambini si estinguono con maggior probabilità quando vengono manifestate apertamente e non quando vengono nascoste o temute in quanto potrebbero acutizzarsi e diventare poi un disagio.

Qui di seguito esplorerò solo alcune delle paure più comuni e concluderò proponendo ai genitori un possibile strumento per aiutarli a riconoscere, accettare, vivere e superare l’emozione della paura ai loro figli.

La tipica paura dei bambini intorno al primo anno di vita è sicuramente quella dell’estraneo in quanto il bambino inizia a differenziarsi dall’altro, riesce a distinguere le figure parentali o quelle di riferimento rispetto agli sconosciuti. Questa paura si manifesta in diversi modi: abbassando gli occhi, attaccandosi fisicamente al genitore, nascondendosi, con pianti, con silenzi, tutto dipende dall’ indole del bambino e dalla sua abitudine nell’incontrare volti nuovi o dalla fatica nel socializzare.

In questi momenti è importante che il genitore non obblighi il bambino ad interagire con lo sconosciuto ma è preferibile che gli stia vicino, che accolga la sua paura e che si rivolga a lui in maniera pacata, calma e serena. In questo modo il bambino imparerà ad affrontare le sue prime paure in maniera adeguata e a non fuggire.

In questa fase, il bambino ha bisogno di trovare nei loro genitori una “base sicura”, la sensazione di sentirsi protetto per potere acquisire fiducia in se stesso verso gli altri e verso il mondo (Bowlby, 1989). Nei momenti di paura è importante che l’infante avverti la vicinanza dei genitori, quando è in preda a questo tipo di emozione il sentirsi protetto fisicamente in un abbraccio è una sensazione piacevole che lo accompagnerà anche da adulto.

Quando le parole non bastano il linguaggio del corpo diventa più importante che mai e così il calore, la sicurezza, il sostegno e l’appoggio diventano strumenti essenziali per affrontare le paure dei bambini. Per Bowlby prendere in braccio il proprio piccolo che piange è la risposta più adeguata, da parte della madre di fronte un segnale di disagio del bambino.

Tra il primo e il secondo anno di vita la principale paura dei bambini è quella legata alla separazione dai genitori e ad una loro possibile perdita.

L’angoscia di separazione, si manifesta perché il bambino, non avendo ancora acquisito ed introiettato la costanza dell’oggetto, non riesce a realizzare che se la figura di accudimento si allontana non sparisce, ma ritorna. Questa assenza, anche se breve, provoca una forte angoscia nel bambino, che fatica a tollerare la frustrazione e mostra questa emozione con un pianto quasi inconsolabile, accompagnato da una nota di collera.

Secondo Bowlby e i vari studiosi dell’attaccamento, è importante costruire una “base sicura” per affrontare al meglio le paure del piccolo. Mamma e papà rappresentano un ruolo importante in questa fase, perché attraverso il loro atteggiamento e comportamento possono trasmettere al bambino quella fiducia e quella sicurezza di cui necessita per affrontare il distacco e la separazione.

Altre paure dei bambini invece vengono trasmesse dall’ambiente circostante, pensiamo a come i mass media (televisione, radio, o altri mezzi di comunicazione) siano onnipresenti e accessibili anche ai bambini nella trasmissione delle paure. Nei notiziari, ad esempio, vengono riportati fatti di cronaca, spesso violenti, che confondono i bambini e li impauriscono perché si sentono minacciati e in pericolo.

Nella fruizione di contenuti forti, è fondamentale che i piccoli siano sempre affiancati dai genitori o da un adulto che aiuti la loro visione e ne faciliti la comprensione.

Potrebbe essere utile modulare l’informazione a secondo dell’età del piccolo e tenere sempre in considerazione il suo temperamento, lo stadio affettivo e intellettivo in cui si trova, probabilmente è meglio non mentire o negare ma essere quanto più sinceri perché i bambini respirano le emozioni dell’adulto.

Spesso il silenzio alimenta ancora di più le paure dei bambini in quanto lascia correre la fantasia del bambino e lo induce a crearsi una propria visione degli avvenimenti.

Andando avanti con l’età, quattro o cinque anni circa, possono presentarsi altri tipi di paure dei bambini: nella maggior parte dei casi, quando un bambino deve affrontare la vita sociale o il confronto con i coetanei, possono sorgere timori ed angosce che gli impediscono di uscire, di affrontare i loro piccoli amici o conoscenti. Potrebbero avere il timore di sentirsi sbagliati o giudicati, di non essere all’altezza dei loro coetanei. In questo periodo, nonostante il desiderio di autonomia egli ha costantemente bisogno di sicurezza e protezione. Le sue paure vertono inoltre sul timore di essere abbandonato dalle figure di riferimento, di non essere considerato, di perdere il loro affetto specie dopo rimproveri o punizioni.

Arrivati a questo punto della lettura, vi chiederete: “Come posso aiutare mio figlio ad affrontare queste e altre paure?”

Qui di seguito elencherò le fasi individuate dall’autrice Isabelle Filliozat per aiutare il bambino a vivere l’emozione della paura.

  1. RISPETTARE L’EMOZIONE – Rispettare la paura che vostro figlio prova, anche se vi sembra irrazionale, è la condizione perché si fidi di voi. Trovare insieme le ragioni sconosciute della sua paura è il punto di partenza.

  2. ASCOLTARE – Ascoltare significa aiutare il bambino a esprimere le motivazioni reali della sua paura, ricercando, attraverso domande e dal principio “cosa, chi, come, di che cosa” ha paura.

  3. ACCETTARE E CAPIRE – Riconoscere e mostrare approvazione verso la paura espressa dal bambino.

  4. In questa fase è molto importante mostrare empatia, senza sostituirsi nella risoluzione della paura del bambino, ma stando vicini adattandosi ai suoi desideri e bisogni.

  5. SDRAMMATIZZARE – Raccontare ai vostri figli di quando anche voi da bambini avevate certe paure.

  6. CERCARE LE SUE RISORSE INTERNE ED ESTERNE – Tutti i bambini hanno fatto esperienza di aver attraversato e superato una paura. Farla raccontare ai vostri figli può aiutarli a ricordare quali capacità hanno messo in pratica per affrontarla e di come sono stati felici una volta superata.

  7. AIUTARLO A LIBERARE LA SUA ENERGIA – Quando abbiamo paura, il diaframmo è contratto; respirare profondamente, cantare, ridere, gridare permette al diaframma di rilassarsi e aiuta a eliminare il timore. Ognuna di queste azioni può aiutare i vostri figli a sentirsi forte e pronto a fronteggiare le avversità.

  8. SODDISFARE IL BISOGNO DI INFORMAZIONE – Chi ha paura ha bisogno di essere non solo rassicurato ma anche di ricevere informazioni sulla fonte della sua paura. Aiutarlo a riflettere e a cercare autonomamente spiegazioni ai suoi bisogni può farlo sentire più forte dinanzi ai suoi bisogni.

  9. FARGLI FORMULARE DIVERSE RISPOSTE POSSIBILI DI FRONTE ALLA SUA PAURA – Chiedete ai vostri figli come potrebbero superare la loro paura, stimolando in loro il desiderio di farlo liberamente e non a seguito delle vostre aspettative.

Le paure utili devono essere
rispettate e ascoltate,
è inutile correre rischi.
Le altre possono essere superate…
quando lo decidiamo da soli.

Bibliografia

  • Bowlby, J.(1989) – Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Raffaello Cortina Editore.

  • Cohen, J.L. (2015). Le paure segrete dei bambini. Come capire e aiutare i bambini ansiosi e agitati. Urra Feltrinelli Editore.

  • Filliozat I. (2014) – Le emozioni dei bambini – Ed. Pickwick

  • Preuschoff, G. (1995). Come capire e risolvere le paure dei bambini. Edizione Red!


 

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