Il tempo per crescere


Il tempo per crescere

Manuela Giago

“È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”.

(Antoine de Saint-Exupéry)

Due anni fa ho avuto la fortuna e la bellissima occasione d’amore di diventare madre e di conseguenza sperimentare e conoscere un nuovo tempo nella mia vita. Ho fin da subito compreso come la parola tempo assumesse un significato del tutto rinnovato ai miei occhi: la gravidanza è stata di per sé un tempo di attesa e crescita; il travaglio aimè si è protratto per lunghissime e infinite ore; vederla crescere giorno per giorno è stata un’esperienza sbalorditiva e non quantificabile oggettivamente. La nascita di un figlio ti obbliga a ridimensionare e stravolgere la tua percezione e gestione del tempo: tutto ritrova un differente movimento… ci sono ritmi da mantenere, passi delicati da fare, parole silenziose da esprimere, emozioni grandiose da sentire.

Forse è proprio l’essenza dell’amore che determina il senso del tempo: si dice che gli innamorati ne perdano la misura e la percezione, proprio perché l’affetto richiede uno spazio ed una velocità che si determina in maniera del tutto personale all’interno della relazione. E’ il tempo che dedico e dono al figlio che amo e soprattutto il desiderio e la pazienza di stare in ascolto e mettermi al suo passo, senza fretta e senza aspettative di perfezione.

Ho potuto constatare personalmente che durante la crescita di un figlio si possono creare delle ansie e paure rispetto ai tempi di sviluppo e di traguardi raggiunti dal piccolo. Il confronto che ho avuto con numerose mamme in questi due anni (corso preparto, amiche, colleghe, pazienti…) e l’esperienza diretta di vita con mia figlia, mi ha dato la possibilità di riflettere sulle pressioni che ogni giorno le neo-madri devono subire dalle aspettative esterne (pediatri, insegnanti del nido, nonni, amici, partner…). E’ incredibile la quantità di frasi espresse sul tema della crescita da parte di numerose figure vicine alle madri: “ma come il tuo non cammina ancora?”; “la mia già dice frasi di senso compiuto”; “dorme ancora nel vostro letto?”; “non ha ancora imparato a stare nel passeggino senza piangere?”…e altre ancora molto simili. Queste sono solo alcuni esempi di considerazioni che molto spesso vengono vissute dalle madri in tono accusatorio e con giudizio, come se ci fosse una responsabilità personale della madre nel non aver ancora raggiunto un determinato obiettivo di crescita del proprio figlio.

Ma come mai oggi non siamo capaci di attendere, rispettare e considerare i tempi personali di progresso di ogni bimbo, tenendo conto della sua unicità e della bellezza di vederlo crescere giorno per giorno? Perché sentiamo la necessità, come società, di avere tutto subito senza goderci i momenti preziosi di passaggio dei nostri bambini? Cosa ci spinge a renderli autonomi precocemente e di sentire il bisogno di celebrare pubblicamente (attraverso i social network per esempio) questi “successi”?

La vera sfida a cui siamo chiamati come genitori e come educatori non è tanto quella di piantare il seme, ma è quella di avere la pazienza ed il coraggio di attendere che esso possa crescere con radici forti ben piantate nel terreno, che possano sostenere la sua grandezza e la sua solidità nel mondo.

Ogni bimbo ha la necessità di sperimentare un tempo lento nel quale provare e riprovare innumerevoli volte e poter così apprendere, attraverso la sedimentazione, ciò che ha acquisito attraverso l’esperienza del gioco o della relazione con le figure di riferimento. I bambini devono sentire di poter avere a disposizione tutto il tempo di cui hanno bisogno: il loro tempo non è quello degli adulti e dobbiamo averlo ben presente soprattutto nelle situazioni delicate come il sonno, il linguaggio, i primi passi, l’espressione delle emozioni.

Il bambino diventa così protagonista della propria crescita e del proprio sviluppo, sperimentando uno “spazio magico” in cui si sente libero di sognare i propri passi e riconoscere i propri successi. Noi genitori possiamo essere sostenitori di questi progressi, senza metterci noi in primo piano e soprattutto senza sostituirci a loro: non possiamo “portare il loro zaino” ma possiamo aiutarli a trovare lo “zaino” della giusta dimensione e del giusto peso, accompagnandoli lungo il loro cammino di crescita, come compagni di strada esperti (perché questo cammino in parte l’abbiamo già fatto).

Forse, in alcuni casi, i genitori hanno timore che i propri figli possano sperimentare l’insuccesso o magari sono i genitori stessi che vivono l’insuccesso dei figli come se fosse il loro. Dobbiamo tenere alta l’attenzione rispetto alla possibilità di imparare di fronte ai nostri errori e far comprendere ai nostri figli che è proprio grazie a quell’errore che potranno confrontarsi con i loro limiti e acquisire nuove competenze per superarli. In questo modo potranno solidificarsi ed essere pronti a “partire” e aprirsi verso il mondo esterno.

Credo fermamente che il bambino sia già corredato di un impulso forte di apprendimento che lo spinge a conoscere l’ambiente circostante e raggiungere in questo modo le proprie tappe evolutive con i propri tempi. E’ importante per un figlio sentirsi libero di esplorare e sentire che la propria curiosità venga stimolata e riconosciuta positivamente dalle figure di riferimento, sia genitoriali che educative.

Aiutiamo i bambini a scoprire le proprie capacità diventando consapevoli del prezioso dono che già hanno custodito dentro di loro: cerchiamo di essere capaci di ascolto, comprensione e amore per consentire a loro, con i propri tempi e i propri spazi, di crescere.

“C’è un tempo perfetto per fare silenzio
Guardare il passaggio del sole d’estate
E saper raccontare ai nostri bambini quando
È l’ora muta delle fate”

(Ivano Fossati)


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