Il fenomeno Greta Thunberg da un altro punto di vista


Il fenomeno Greta Thunberg da un altro punto di vista

Giorgio Piccinino

 

Una ragazzina svedese un giorno si piazza in strada con un cartello “Sciopero scolastico per il clima”
E’ cominciata così:
Il 20 agosto 2018 Greta Thunberg, che frequentava il nono anno di una scuola di Stoccolma, ha deciso di non andare a scuola fino alle elezioni legislative del 9 settembre 2018. La decisione di questo gesto è nata a fronte delle eccezionali ondate di calore e degli incendi boschivi senza precedenti che hanno colpito il suo paese durante l’estate. Voleva che il governo svedese riducesse le emissioni di anidride carbonica come previsto dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico ed è rimasta seduta davanti al parlamento del suo Paese ogni giorno durante l’orario scolastico. Il suo slogan era Skolstrejk för klimatet (Sciopero della scuola per il clima). (così la descrive wikipedia)
Ma perché ha colpito tanto e perché ci sono poi state così tante scomposte e orribili reazioni rabbiose come un manichino che la rappresenta impiccato a un ponte di Roma (anonimi) o l’appellativo di “gretini” (Vittorio Feltri) a chi manifestava accanto a lei, come l’affermazione di una giornalista (Maria Giovanna Maglie) che è arrivata a dire che se la incontrasse per strada la metterebbe sotto con la macchina?
Come mai ha tanto impressionato proprio lei e in questo momento, oltre l’evidente forza intrinseca delle sue argomentazioni?
Forse c’è dell’altro, forse Greta ha smosso qualcosa di più profondo che va oltre l’ovvio stupore e la comprensibile e anche facile ammirazione per il suo bel viso semplice e aperto.
A me è sembrato di vedere una ragazza che dice un No in un certo modo a dir poco categorico.
Non è un No qualsiasi e nemmeno un No rabbioso, come siamo troppo spesso abituati a vedere nelle piazze o nelle trasmissioni tivù. E’ un No nudo e crudo, senza cattiveria, senza aggressione, senza insulti o volgarità.
E’ un No pulito.
Lo dice in modo chiaro, ostinato, impassibile, non vuol sentire ragioni, è a testa alta, guarda avanti i suoi interlocutori in modo diretto e senza vacillare.
Non tira una molotov a volto coperto per poi scappare, per intenderci.
Senza compromessi, basta così! Nessuna mediazione. No!
Basta guardarla in viso per capire la sua determinazione, la sua sicurezza.
Basta seguirla per un po’ nei suoi interventi in giro per il mondo per accorgersi della sua coerenza, della sua improntitudine, della sua inflessibilità.
E’ proprio bello vedere un No così. E’ un No naturale. Sarà un po’ anche per questo tanta scomposta ostilità?
E’ il No di una Bambina Naturale!
Molti di noi l’hanno guardata attoniti e stupiti, ma forse di più …. nostalgici.
Dei nostri No, dei nostri rifiuti da bambini quando non ci andavano bene le ingiustizie, le soperchierie, le mediazioni, i ragionamenti manipolatori dei nostri genitori, dei nostri insegnanti che avevano forse sì lo scopo di darci anche qualche regola, ma poi, alla fine, tanto più “ai miei tempi”, finivano soprattutto per volerci “mettere al nostro posto” e sottomettere.
Quanti No ci siamo rimangiati “ragionevolmente”, quanti No avremmo voluto urlare e ci siamo zittiti, quanti No per non peggiorare la situazione abbiamo ingoiato.
E anche allora buona parte dei nostri No avevano solo bisogno di essere ascoltati e tradotti in azioni virtuose.
Così mentre lei protesta tutti i Bambini Naturali del mondo la seguono, la affiancano e finalmente alzano la voce.
Un Bambino Naturale è una parte di noi che ama, che vuole protezione, che esige che la propria natura sia conservata e valorizzata, che vuole la vita bella e sana, che ci si voglia bene, che si possa giocare e divertire, che si possano realizzare i sogni. E dice NO a quello che lo può impedire!
Ed è proprio quando sono così che indispongono alcuni Genitori, quelli che non sopportano che un bambino dica NO, nemmeno quando è un segnale di cercata autonomia, quando è un inizio di identità, quando è una separazione, quando è una richiesta di auto realizzazione, quando è una protesta contro l’ingiustizia.
Danno fastidio tanto più quando distolgono i grandi dal tran tran abituale e noioso di una vita indifferente o violenta.
Quando esigono risposte serie.
Avete memoria del periodo dei perché? E del periodo dei NO!
Alcuni Genitori reagiscono con sufficienza, altri con scherno, con indifferenza e i peggiori con punizioni e violenza. Mettono in castigo, ecco. Si sentono messi in discussione, e da un bambino, poi!
Ecco il perché di queste reazioni scomposte e svalutanti.
Reagiscono così quei Genitori beccati in castagna a essere incoerenti o sciocchi.
I Bambini Naturali certo non hanno sempre ragione, non dicono sempre le cose in modo accettabile, non sanno nemmeno argomentare come si deve, a volte per protesta non vanno a scuola.
Ma non sono mai antagonisti o ribelli, a meno che non si trattino per troppo tempo da imbecilli, a meno che non si faccia finta di non capire, allora sì che a volte perdono la pazienza.
Per questo li dobbiamo ascoltare con grande attenzione il prima possibile.
Se pure si spiegano male hanno sempre delle buone ragioni per alzare la voce, e se alzano sempre più la voce lo fanno proprio perché a parlare piano a quei tontoloni neanche si aprono le orecchie.
Io sto con loro, tanto più invecchio tanto più ho nostalgia del mio Bambino Naturale, dei miei No inefficaci e inascoltati di tantissimi anni fa e di quelli di oggi.
E poi c’è il fatto della sindrome Asperger, l’hanno presa per minorata, per disturbata, hanno detto che per questo era anche manovrata, figuriamoci!
Susanna Tamaro ha scritto su Sette del Corriere della sera, parlando di lei: “Fin dalla più tenera età, la sindrome di Asperger porta ad attraversare deserti infuocati, grovigli di emozioni impossibili da decifrare dall’esterno. Il vuoto è cosmico, come la solitudine. I dolori di un bambino normale non sono minimamente avvicinabili a quelli che prova un bambino Asperger. Ma dove la natura toglie, da un’altra parte dona. Il non capire il linguaggio degli uomini viene compensato dal capire con chiarezza assoluta e immediata tutti i linguaggi che umani non sono. Gli animali ci parlano, e noi parliamo con loro. Abbiamo dialoghi intensi e sorprendenti con gli alberi e con i fiori. È questa capacità che ci permette di vedere prima degli altri — più degli altri — sofferenze, devastazioni e fragilità sempre più dilaganti di cui la natura ci parla. La madre di Greta racconta del turbamento provato un giorno a scuola da tutta la classe vedendo un filmato sul grande continente di plastica che naviga da anni indisturbato nell’oceano. Nei suoi compagni questo turbamento si era già dissolto nell’ora seguente, incalzato da altri e più allegri argomenti. Solo Greta aveva cominciato a piangere, e aveva continuato a farlo a casa, inconsolabile. Quel mostruoso continente senza vita era ormai diventato per lei un vortice ossessivo.”
Gli Asperger non si manovrano facilmente, sono ragazzi testardi, visionari, veggenti, come Albert Einstein e Nicola Tesla, tanto per dire, è vero che hanno difficoltà nelle interazioni sociali, ma nessun ritardo cognitivo. Anzi, come si vede, sanno farsi ascoltare da capi di Stato, da organismi internazionale (ONU), da scienziati di tutto il mondo. Abbiamo bisogno di veggenti così!
E di certo intralciano, di certo mettono in crisi, di certo inceppano le “catene di montaggio”, di certo irritano le persone rigide, irragionevoli e ottuse nei propri immeritati e futili agi.
A vedere Greta e tutti quei ragazzi in piazza io mi commuovo e mi vien voglia di rimettermi i pantaloni corti, farmi le trecce e urlare con loro: “non distruggete la mia terra” “fermate la vostra ingordigia”, “Basta sporcare il mio giardino”!
Com’è bello tornare bambini e urlare a squarciagola: “ Il re è nudo!”


 

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