L’esperienza del tempo. Uno sguardo multidisciplinare.

 

L’esperienza del tempo.

Uno sguardo multidisciplinare.

Fabio Ricardi, Mimesis Edizioni, 2018, 108 pagg.

Il filo conduttore di questo libro è la duplice modalità in cui il tempo può essere vissuto: come la ripetizione di qualcosa che è già stato o come la dimensione in cui emerge ciò che è nuovo. Anche se questa è l’esperienza di ciascuno di noi, grandi nomi ci hanno preceduto e possono rappresentare una guida, o almeno una traccia: da filosofi come s. Agostino, Kierkegaard e Aristotele, a narratori come Mann e Proust, a poeti come Eliot e Montale. La psicoterapia, che si misura col tempo come ripetizione, deve farsene carico per comprenderne le ragioni profonde e muoversi verso l’esperienza del tempo storico, dove può avvenire ciò che ancora non era avvenuto. Anche se in questa avventura il tempo è spesso vissuto, per usare la classica analisi di s. Agostino, come “il presente del passato”, la meta è, comunque, “il presente del presente”. Ed è qui che alla fine si decide il valore del nostro vivere.

Recensione del libro a cura di Giacomo Magrograssi

Parlare di tempo è sempre un’impresa impegnativa. Fabio Ricardi nel suo saggio ricorda le parole di Agostino (IV secolo): “Che cos’è, allora, il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; ma se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so”. In fondo, anche senza ricorrere a esempi illustri, ci imbattiamo in un’inevitabile contraddittorietà. Possiamo affermare che la nostra reale esistenza è solo nel momento presente; ma possiamo anche dire che il momento presente non esiste in quanto nell’istante stesso in cui siamo consapevoli della sua esistenza esso è già fuggito. Noi siamo la nostra storia (esperienza) che si ricostruisce istante per istante.

Il titolo del libro non parla di psicoterapia ma la psicoterapia entra con forza in questo sguardo multidisciplinare.

Una persona cerca uno psicoterapeuta in quanto prova un disagio, una sofferenza. È il provarla nel presente, o nel passato prossimo, che la spinge a cercare aiuto. Cerca aiuto nel desiderio di un futuro di sollievo delle sue pene.

L’incontro col terapeuta avviene nel presente ed è in questo che si sviluppa il rapporto col suo paziente. Questo rapporto prevede che si parli – ma non solo – delle difficoltà attuali ma anche di quelle del passato (prossimo e remoto) e del desiderio riguardo al futuro.

Il saggio di Fabio Ricardi prende le mosse dall’esperienza clinica e dunque da quel tema fondamentale che è la ripetizione, l’apparente ritorno di ciò che già è stato. L’autore allarga via via il campo di indagine all’antropologia e poi alla filosofia e alla letteratura con Kierkegaard, Mann e Proust. E poi ancora alla poesia di Leopardi, Montale, Eliot.

Ma, rivelando che la ripetizione che spinge il paziente alla psicoterapia è una ripetizione con una connotazione particolare, quella dell’illibertà, l’indagine si sposta sulla natura stessa del tempo fenomenologico.

Poi il discorso ritorna alla psicoterapia partendo dalla freudiana interpretazione dei sogni, e passando per autori come Alexander, Berne, Perls, Goulding ed Erskine si focalizza sulla riflessione sul momento presente nell’esperienza terapeutica concepito diversamente tra i vari autori presi in considerazione.

Freud, abbandonato il metodo catartico, sceglie la strada del ricordare, ripetere, rielaborare. Il transfert permette la ripetizione nel tempo presente e dunque l’intervento interpretativo su un residuo del passato continuamente riportato in vita nella relazione attuale. Freud non mette l’accenno sulla relazione, anzi afferma di volerla evitare. Il cambiamento (la “guarigione”) avverrebbe per Freud attraverso il lavoro interpretativo sul passato attualizzato e la conseguente rielaborazione all’interno della “regola fondamentale” del dire tutto quello che passa per la mente.

Alexander, pur rimanendo all’interno della costruzione freudiana, propone una diversa lettura del cambiamento del paziente. Gli stessi successi della psicoanalisi “ortodossa” sarebbero dovuti anche alla natura della relazione innovativa e positiva con l’oggetto del transfert: il terapeuta. E’ ciò che egli chiama “relazione correttiva”. Abbiamo in questa concezione teorica una valorizzazione in terapia del momento presente pur non trascurando l’attenzione interpretativa sui momenti passati.

Nel saggio di Ricardi Berne viene considerato un autore neofreudiano

per la sua aderenza alla “Psicologia dell’Io” nella concezione di uno spazio psichico libero da conflitti capace di una lettura relativamente aderente alla “realtà”. Da questa premessa segue un’attenzione al presente, alle condizioni concrete nelle quali il paziente si trova immerso e che vengono da lui continuamente investite di significati transferali. Il gruppo di terapia diviene il luogo del presente con gli interventi di “decontaminazione” e dell’analisi del passato con le tecniche che Berne chiama genericamente “regressive”.

Con Perls e la gestalterapia abbiamo il trionfo del “presente” che viene in parte ripreso dai Goulding. Perls afferma di non interessarsi all’ “archeologia” freudiana. Il cambiamento avviene in quanto il presente-del-passato diviene presente-del-presente in una “messa in scena” psicodrammatica delle irrisolte vicende arcaiche.

Infine con Erskine, preso in considerazione da Ricardi per il suo Racket System, abbiamo una circolarità aperta tra passato e presente dove la psicoterapia si inserisce ricostruttivamente come osservazione, approfondimento ed esperienza correttiva di tutte le dimensioni dell’esistere: il ricordo, l’emozione, l’opinione di sè, l’opinione sul mondo, i comportamenti, le propriocezioni, le fantasie ecc. Nell’intervento erskiniano la relazione nel presente della terapia, soprattutto di gruppo, gioca un ruolo importante.

Non conosco altri lavori che, avendo come riferimento l’Analisi Transazionale, trattino in modo esteso e interdisciplinare la problematica del tempo soggettivo in psicoterapia. E’ ovvio che, trattandosi di un campo di studio sterminato, il lavoro di possibile approfondimento e di collegamento con le scienze finitime è amplissimo. Personalmente avrei gradito qualche riflessione in più sul tempo futuro (presente-del-futuro) in psicoterapia che mi è parso non proprio trascurato ma un poco sacrificato.

E’ merito dell’Autore essere riuscito a convogliare la sua ottima cultura umanistico-psicologica intorno a questo tema e a coniugare l’astrazione di certi passaggi con la concretezza di alcuni casi clinici. Interessante.

Indice del libro

Introduzione
1. L’esperienza clinica
2. Lo sguardo dell’antropologo
3. … e altri sguardi

I. Tre esperienze del tempo
1. La ripetizione kierkegaardiana
2. Thomas Mann e il Tonio Kröger
3. Marcel Proust. La vittoria sul tempo

II. Intermezzo filosofico
Che cos’è il tempo? Le confessioni di S. Agostino

III: Rielaborare la ripetizione: l’esperienza della terapia
1. L’opera di Freud
   1.1 I fondamenti teorici
1.2 “Ricordare, ripetere, rielaborare”
1.3 Cronaca di un’analisi
2. Un discepolo originale: F. Alexander
3. Un neofreudiano ribelle: E. Berne
3.1 Berne e il tempo
3.2 Quasi una conclusione
4. L’innesto con la terapia della Gestalt
4.1 La prospettiva terapeutica di R. Erskine

IV. Il momento presente
1. Il momento presente: riflessione filosofica ed esperienza
2. Il momento presente nell’esperienza terapeutica

Bibliografia

Indice degli autori


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