
La recensione del Centro Berne
Dico subito che se recensisco un film è perché sono convinto che ne valga la pena e che dunque si tratti di un film da vedere. Ogni tanto mi domando: “ma perché mi piace così tanto andare al cinema, cosa ci trovo di speciale anche rispetto alle pellicole che si possono vedere in casa?” La risposta è semplice: vado al cinema per nutrirmi, per avere stimoli emotivi oltre che intellettuali, mi piace lasciarmi immergere in una storia, lasciarmi influenzare nel silenzio più assoluto (quasi sempre) e coinvolgermi, mi sembra di entrare a vivere e in altre vite, dove però ci deve essere qualcosa da imparare. Solo alla fine, in un certo senso, mi risveglio e mi domando se mi è piaciuto e se mi ha interessato.
Del resto per non essere troppo spesso deluso scelgo sempre con attenzione i film da vedere.
Captain Fantastic è, come si sarà già capito, una di quelle belle avventure che prendono per mano lo spettatore e lo fanno partecipare a una specie di esperimento socio-psico-economico.
Si tratta di un padre che si prende l’enorme e pesantissima responsabilità di creare un mondo alternativo per i sei figli inizialmente tentando di salvare la moglie affetta dal suo grave disturbo bipolare, una scelta in qualche modo dovuta e condivisa con la stessa moglie.
Il film descrive nella prima parte questa vita tutta natura (niente scuola tradizionale, niente tv o video giochi, niente moda, poche formalità, ecc. – un paradiso, insomma) echeggiando quel “Walden, ovvero la vita nei boschi” di Thureau, che tanto ha influenzato una certa controcultura americana. E però il protagonista, interpretato da un perfetto Viggo Mortensen spesso in bilico, anche nell’interpretazione, fra tenerezza e rigore ideologico, fra amorevolezza e una certa durezza, non ha nulla dello hippie avventurista e superficiale, anzi è un uomo colto, preparato, un padre attento alle diverse dinamiche individuali e di gruppo dei figli, che, rimasti senza la madre, passano il tempo cacciando, studiando e cantando. Assistiamo così a un’educazione alternativa che valorizza anche nei più piccoli lo Stato dell’Io Adulto, che stimola intraprendenza, responsabilità, creatività e tenacia, e che se pure, col tempo, rivelerà qualche limite non sarà tanto per la radicalità della scelta quanto per l’auto esclusione che ne deriva e lo scontro con le assurde usanze della società tradizionale.
Sono bellissime diverse scene di vita familiare, quando, per esempio il padre si lascia travolgere musicalmente dal figlio un po’ ribelle, oppure quando fa i conti con l’educazione sessuale della figlia più piccola, o quando ancora, senza ipocrisia e perbenismo, affronterà apertamente la realtà della morte e del suicidio sapendo bene quanto possono essere angoscianti per i figli la mancanza di informazione e i segreti familiari.
Naturalmente l’idillio verrà interrotto dal viaggio per partecipare al funerale della madre, una immersione nell’altro mondo che costringerà tutti a rientrare in contatto con l’american way of life rappresentata dalla famiglia originaria della moglie e soprattutto da un nonno ben deciso a “salvare” i propri nipoti dalle follie del genero.
Il film è molto centrato in questo incontro scontro fra culture che si arroccano dietro i propri muri impermeabili, incapaci di capirsi e soprattutto, almeno all’inizio, di ascoltarsi. Si alternano piccoli e grandi drammi, che ovviamente non rivelo, con sorprese e colpi di scena anche comici, finché il nostro Capitano non riuscirà a trovare una via d’uscita intelligente e realistica senza tuttavia abdicare ai propri principi.
La scena finale riconcilierà con l’utopia in modo evidente quanto struggente e… silenzioso, dimostrandoci che anche la storia di “into the wild”, altro bellissimo film sulla ricerca di un’alternativa, sarebbe potuta finire diversamente se solo non fosse stata una fuga individuale.
In fondo Ben risulterà vincente perché le sue scelte non sono il frutto di eccentricità o ribellismo, né di solipsismo megalomane, ma il tentativo di salvare la moglie da una malattia mentale (e non si deve dimenticare che negli Stati Uniti e nel mondo occidentale il livello delle nevrosi adulte e infantili è sempre più in crescita) e i figli da un’educazione scolastica superficiale, becera, ignorante e apolitica.
Forse l’alternativa al capitalismo, al consumismo, all’individualismo, può partire anche da qui, dalle piccole scelte di ognuno.
Non mi resta che sottolineare qualche perla:
Il nudo integrale di Viggo Mortensen (mugolii di approvazione in sala)
L’autobus casa viaggiante (una comune viaggiante)
I paesaggi del nord est (la vera vita nei boschi, mica un fumetto)
Le citazioni dei libri di Chomsky e di Diamond di “Armi, acciaio e malattie” (la cultura prima di tutto)
La casa della figlia sull’albero (con Pol Pot e qualche animaletto da scuoiare)
La canzone attorno alla pira infuocata (la morte come parte della vita)
Insomma un bel piatto nutriente e molto molto saporito.
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