riflessioni edizione on line storyform

Insomma prima o poi bisognaparlarne no? Credo di aver visto tutti, i film di Tarantino, ma dopo Djangoavevo deciso: mai più. Troppe carneficine! Poi ho avuto i biglietti invito perla prima nel mega cinema di Melzo (quello nel cui schermo vedi partire il colpoalla tua destra e devi girare in fretta la testa verso sinistra per vedere ilcervello esplodere) e non ho resistito. Così ho visto anche questo, ma giuroche è l’ultimo.

Mi ricordo che all’uscita daPulp fiction ero indignato e arrabbiato. Mi capita sempre quando vedo lagenialità sprecata, l’intelligenza e la maestria messa al servizio del nulla opeggio del male. Avete presente quella ipnotica pubblicità del cibo per gatti? E’girata magnificamente con la cinepresa all’altezza dei mici che cincischiano dapar loro fra scatole, scalini, gomitoli di filo, e finisce con le deliziose eseducenti fusa di un meraviglioso e sonnolento soriano. Ecco: cibo per gatti!Forse l’ha girata Tornatore o Salvatores o Sorrentino. Pura magia registica,gran gusto estetico, perfino suspense e un gran finale di pace e armonia.

Ecco con Tarantino (ma nonsolo) io mi ritrovo così, mi sento di fronte a un artista sprecato, anche se ilsuo finale non è certo paragonabile, ma con più sdegno perché tutto sommato i gattisono bestie fantastiche da cui c’è molto da imparare. Siamo inondati di filmcosì e anche la pubblicità è piena di arte vana o nociva.

The Hateful Eight ne èproprio un bell’esempio. Una regia lenta e rarefatta, che per un po’ gironzolaintorno come in preparazione dell’esplosione e intanto getta semi di curiositàe tensione e dubbi. Inizia con un’ambientazione candida di neve e una croce alcentro della via a suggerire chissà quali religiosità.  Poi improvvisamente diventa un giallo dacamera come in un western forse non si è visto mai. Un giallo vero e proprio allaAgatha Christie o forse ancora di più alla Poirot: un poliziotto cerca dicapire chi è l’assassino fra i presenti e nessuno può uscire.

Noiosetto fino a un certopunto, ma le immagini e diversi particolari insistiti e lasciati emergere qua elà annunciano, tenendoti in sospeso, che prima o poi si scatenerà l’inferno.

E infatti si ammazzano tutti.Ma non basta, a un certo punto il film si ferma e Tarantino, quasi glisembrasse non ancora abbastanza, ci racconta pure l’antefatto, che è ovviamenteun’altra terribile strage.  

Ancora un po’ potevaraccontarci con un flash back qualche decina di assassini e squartamenti adopera della banda prima di arrivare lì. In un certo senso m’era anche venuta lacuriosità: ma la donna che deve essere impiccata cosa diavolo avrà fatto? Cimancava anche questo.

Si ammazzano tutti, dicevo. Aparte alcune stupidaggini, tipo come fa uno a sopravvivere se gli sparano sullepalle da sotto il pavimento, le palle le aveva staccate dal corpo?  Se gli prende le palle il colpo gli dovrebbeaver trapassato anche lo stomaco, la pancia, il cuore ecc. E la prigioniera allafine come fanno ad impiccarla due moribondi in fase di dissanguamento cheneanche si reggono più in piedi? Insomma il film visivamente è bellissimo, ma sicapisce subito dove vuole andare a parare e perché.

Tutto è finalizzato al circofinale grondante sangue e sadismo. Siamo al Colosseo, temo.

E’ questo a cui non posso restareindifferente. Quello che a me preme di più è dire che questa violenza filmicanon è affatto indolore.  

I cinefili e i criticisorridono, dicono che è ironia, che Tarantino è così splatter che fa ridere, maio intanto penso alle centinaia di persone che in USA entrano in una scuola, inun luogo di lavoro, in un centro commerciale e sparano all’impazzata. Penso acome ci si può desensibilizzare alla violenza, come la si può rendere innaturalee astratta, come la si può far credere indolore e senza conseguenze quandoinvece sappiamo bene che drammi si portano dentro i reduci di tutte le guerre equanto bisogna essere “sofferenti e pazzi” per uccidere. Penso alle console ditutto il mondo come fanno giocare i bambini a chi ne fa fuori di più. E’ benvero che tutti abbiamo giocato alla guerra e agli indiani e cowboy, ma conTarantino siamo al compiacimento dell’efferatezza, oggi siamo a un iper realismoconfusivo che desensibilizza sempre più, anno dopo anno, verso ciò che dovrebbeessere un tabù.  Ci vogliono far passarecome un divertente passatempo in cui un simpatico cacciatore di taglie schiaffeggiauna carcerata col sangue sparato fuori dallo stomaco di un morto. Che ridere.

Non ci sono modi migliori persviluppare un po’ di adrenalina?

Mi vergogno un po’ a dirlo,ma non riesco proprio a farne a meno: “Dove andremo a finire?”

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