
Le psicoterapie relazionali, che fanno riferimento alla teoria dell’attaccamento, sottolineano l’influsso reciproco che pazienti e terapeuti inevitabilmente esercitano uno sull’altro.
Ci si è ormai allontanati dal mito dell’oggettività del terapeuta e si afferma, invece, la sua “irriducibile soggettività” (Renik, 1993) e il mutuo influsso reciproco tra paziente e terapeuta.
Come dice Wallin: “I terapeuti non sono più capaci dei loro pazienti a parcheggiare la loro soggettività individuale fuori dalla porta dello studio professionale e di eliminare l’impatto del loro inconscio e della loro vulnerabilità”.
Noi terapeuti contribuiamo sempre a ciò che accade nella interazione terapeutica e lo facciamo portandovi non solo la nostra soggettività conscia, ma anche quella inconscia, esattamente come fa il paziente.
Le messe in atto di transfert-controtransfert possono costituire momenti preziosi per l’insight del paziente e offrire strade chiave per una esperienza relazionale rinnovata, ma possono anche portare a difficili momenti di impasse.
La differenza è fatta dalla disponibilità e dalla capacità del terapeuta di portare l’attenzione sui propri vissuti sottili e sugli aspetti ancora nascosti di sé, offrendo a se stesso la possibilità di crescere e cambiare con il proprio paziente e al paziente la possibilità di crescere nell’ambiente protetto di una relazione sicura.
Il percorso di supervisione è aperto ai terapeuti di qualsiasi orientamento e i casi portati saranno analizzati soprattutto mettendo in luce i sentimenti che intercorrono tra le parti e l’influsso da essi esercitato sulle dinamiche relazioni e sull’ andamento del processo terapeutico.
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