Il senso della vita
I. D. Yalom, Neri Pozza Editore, 2016, 272 pagg.
La recensione
Si tratta di un lavoro del 1999 tradotto ora per Neri-Pozza.
“In questo libro ho cercato di essere al tempo stesso narratore e insegnante. Nel caso in cui i due ruoli sono entrati in conflitto ed ero costretto a scegliere un sapido commento pedagogico o mantenere il ritmo drammatico della storia, ho quasi sempre messo la storia al primo posto e tentato di adempiere alla mia missione didattica in modo indiretto.” (pag. 295)
L’orientamento esistenzialista permea tutto il libro a cominciare dalle prime pagine che ci conducono all’interno di un suo sogno della madre abbondantemente elaborato con tecnica gestaltica.
Come in Guarire d’amore e Creature di un giorno l’autore, nei primi quattro capitoli, ci porta elaborati contenuti a partire da propri casi clinici. Il tema rimane quella della riflessione sulla perdita, sulla morte e quindi sull’esserci e sul significato della vita che viene vissuta pienamente solo nella consapevolezza della sua fine. Una visione certo più sorridente di quella della Kubler-Ross (La morte e il morire).
L’intento dell’opera è prevalentemente didattico e si avvale di mezzi autobiografici, analisi di sogni con metodiche di derivazione prevalentemente psicoanalitica dove l’aspetto esistenzialista del lavoro si esprime nel controllato coinvolgimento del terapeuta e nell’accento sul qui e ora della relazione. L’offerta di un’esperienza correttiva si avvale soprattutto del lavoro di espressione e di approfondimento delle emozioni di entrambi: terapeuta e paziente. L’analisi del controtransfert offre un realistico e continuativo piano di riscontro per la relazione.
Il quinto è un simpatico e breve racconto centrato sul confronto tra un intervento classico “asettico” e un intervento partecipato (tema che troviamo anche nel romanzo Sul lettino di Freud di tre anni antecedente).
Il sesto è un racconto dal sapore un po’ surreale sempre sul tema della vita vs morte.
E’ un libro che, nonostante una certa ripetitività con argomenti già trattati, trovo divertente nelle nuove “storie” e di interesse nella comprensione dell’insegnamento di un collega il cui eclettismo ben integrato e adeguatamente motivato ne fa un unico nel panorama psicoterapeutico contemporaneo.
Giacomo Magrograssi