
La recensione del Centro Berne
Imperdibile questo film, veramente, non lasciatevelo scappare, sono sicuro che, non essendo un film di Natale, resterà poco in circolazione, nonostante abbia vinto a Cannes come miglior sceneggiatura.
Riporto qui sotto la trama di Mymovies, per brevità:
“Francia, 1770 Marianne, pittrice, riceve l’incarico di realizzare il ritratto di nozze di Héloise, giovane donna appena uscita dal convento. Lei però non vuole sposarsi e rifiuta anche il ritratto. Marianne cerca allora di osservarla per poter comunque adempiere al mandato. Scoprirà molte cose anche su di sé.
Céline Sciamma al suo quarto lungometraggio continua la sua ricerca sull’identità sessuale in un film in cui le immagini sono elemento portante della narrazione. In questa occasione lascia il presente per rivolgersi al passato. Un passato che di lì a poco vedrà il fuoco della Rivoluzione che cambierà tutto, ma non spazzerà via pregiudizi e costrizioni. Il senso del film sta tutto in una domanda: quanto le strutture sociali impediscono agli individui di farsi ritrarre (cioè guardare) per ciò che veramente sono?”
Alla domanda che si fa Mymovies è molto facile rispondere anche perché la rivoluzione francese non ha cambiato gran che per ciò che riguarda la libertà in amore.
Ad ogni modo questo film è un capolavoro per gli occhi e per il cuore.
Per gli occhi sono le inquadrature, gli sguardi, le pennellate di un quadro che risulterà essere molto più di un ritratto, un processo di avvicinamento reciproco, lo svelamento intimo della modella e ancor di più della pittrice. Con questa regia così vicina ai personaggi i nostri stessi occhi sono costretti a intensificare lo sguardo e a diventare essenziali grazie alle luci naturali delle candele o ai primissimi piani dove persino un filo di saliva sottolinea la profonda intimità dei corpi e dei cuori. Altre volte quando l’azione si svolge all’esterno questi nostri stessi occhi sono invitati ad aprirsi davanti alle immagini bellissime di una natura ancora incontaminata e burrascosa.
Per il cuore perché è una storia d’amore impossibile, perché siamo di fronte a due anime che si svelano, si rispettano, solidarizzano e infine si amano con la tenerezza della prudenza e della scoperta. Perché siamo in mezzo a un mondo femminile dove le differenze di classe svaniscono nel momento del dolore e dell’amore: la nobile dama, l’artista e la servetta si vedono veramente e si avvicinano, proprio come spesso accade, quando le emozioni più umane mettono una davanti all’altra le persone vere, non i ruoli, non le loro storie, non le apparenze. E quando se no? L’amore e il dolore sono, a saperli provare, i veri collanti degli esseri umani.
Noemie Merlant è l’attrice che interpreta la pittrice, è bellissima: due occhi scuri penetranti, indimenticabili, occhi che sanno svelare, in un attimo appena percettibile, le più piccole variazioni d’umore e di sentimento,
Adele Haenel è la nobil donna che si deve sposare, più impenetrabile, più consapevole della propria condizione, sembra altera all’inizio, ma poi si scoprirà quanto è arrabbiata per il suo destino. E anche questo è un insegnamento per tutti noi: quanta rabbia o dolore nasconde spesso il distacco e la freddezza. Anche lei è bravissima soprattutto in un lungo primo piano finale dove ci insegnerà, nel pianto e nel sorriso dei ricordi, quanto un pur breve passaggio d’amore può rendere la vita degna d’essere vissuta.
E infine due parole su quel canto “Fugire non possum” forse il tema più rilevante del film: l’impossibilità di sfuggire per le donne di allora (e di quante a tutt’oggi nel mondo) che prende forma quasi dal nulla, “nella notte, dove appaiono donne mai percepite prima, fra la spiaggia e la foresta. Come in un sabba. Ed è un canto di donne, misterioso, una polifonia che sembra venire dagli abissi dell’anima umana.” (Mymovies)
Ma è proprio qui quando viene cantata l’impossibilità del cambiamento che il vestito della nobil donna s’incendia e con esso il suo amore.
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