La nascita dell’intersoggettività

PRI-40-Ammaniti-S-800x800La nascita dell’intersoggettività

M. Ammaniti, V. Gallese, La nascita della intersoggettività, Raffaele Cortina Editore, 314 pagg.

La recensione del Centro Berne

“La nascita della intersoggettività”, scritto assieme a Vittorio Gallese, uno dei neuroscienziati che hanno scoperto i “neuroni specchio”, è un libro piuttosto corposo e pieno di riferimenti scientifici recenti attorno al tema delle continue interazioni fra neonato e madre (e finalmente anche padre) e come queste  favoriscano la capacità di comprendere la mente degli altri e di creare relazioni sane e soddisfacenti.
Riporto alcuni brani per dare un’idea degli apporti piuttosto innovativi degli autori, ma anche del loro linguaggio:

“ …definendo il meccanismo specchio in termini di riutilizzo di stati mentali la simulazione incarnata fa riferimento alla somiglianza intrapersonale, o corrispondenza, tra il proprio stato mentale quando si esegue un’azione o si esperisce un’emozione o una sensazione, e quando osserviamo le azioni, le emozioni e le sensazioni degli altri…”

 “ … i neonati sono geneticamente prepararti a connettersi ai propri cargiver attraverso l’imitazione e quella che viene chiamata la sintonizzazione affettiva …  il sé e l’altro sembrano intrecciati a causa dell’intercorporeità che li unisce … noi e gli altri condividiamo gli stessi oggetti intenzionali; inoltre i nostri sistemi situati sono cablati in maniera simile per raggiungere scopi simili”.

“ …la conclusione che in via provvisoria potremmo trarre è la seguente: dovremmo abbandonare la visione cartesiana del primato dell’Io e adottare una prospettiva che enfatizza il fatto che sé e altro siano originariamente co-costituiti. Sia il sé che l’altro sembrano essere intrecciati a causa dell’intercorporeità che li unisce.”

Tutto sommato c’era da aspettarselo considerato che il neonato è all’inizio fuso con la madre e che il processo di differenziazione è posteriore alla nascita.
E’ mia opinione che ciascuno di noi porta sempre con sé profondamente un senso di connessione con l’altro.
Gli autori ci spiegano poi come si è evoluto l’archetipo della maternità e cosa accade alle madri, fin dal momento del concepimento, dal punto di vista neurologico e psicologico.
I capitoli sono:

  • diventare madre
  • l’archetipo della maternità
  • desiderare un bambino
  • aspettare un bambino
  • il bambino fantasmatico e immaginario
  • le rappresentazioni materne
  • una madre in attesa che cerca di limitare l’impatto della gravidanza
  • una madre in attesa combattuta tra desiderio e paura
  • sogni ad occhi aperti
  • pensare per due.

Un escursus veramente utile e completo che ci introdurrà poi alle tematiche relative alla cogenitorialità e alle profonde, e spesso svalutate, modifiche neurobiologiche durante la gravidanza e il periodo post natale.
Sono indubbiamente rilevanti i passaggi che riguardano la nascita e la formazione dell’intersoggettività, in linea con le affermazioni di Winnicott

“…ciò che essa (la madre) appare (al bambino) è in rapporto con ciò che essa scorge”

e poi di Kohut e Bowlby. Gli autori riaffermano che:

“…la madre e il bambino si impegnano in una protoconversazione, mediata dal contatto occhio-a-occhio, dalle vocalizzazioni, dai gesti della mano e dai movimenti delle braccia e della testa … potremmo concludere che, durante l’allattamento i caregiver non solo alimentino il bambino,  … ma lo stimolino anche a creare un modello interattivo basato sull’alternanza dei turni, che sarà utilizzato più tardi come esempio per lo scambio sociale e il dialogo verbale con gli altri.”

Mi permetto di aggiungere che in quei lunghi periodi di intersoggettività profonda si sviluppano anche altre rilevanti modalità di relazione, pensiamo al calore umano, alla fiducia, alla disponibilità, ecc.
In quella intercoporeità, per usare il linguaggio degli autori, il bambino sviluppa una simulazione incarnata della relazione fondando la propria okness e le proprie posizioni esistenziali. La base dunque della propria identità e delle proprie modalità relazionali.

“  …il neonato ha una propensione innata verso gli esseri umani e mostra una forte attrazione nei loro confronti … i segnali e i comportamenti del bambino stimolano l’attenzione e l’accudimento negli esseri umani, favorendo la vicinanza, il contatto fisico e il calore.”

Anche questa affermazione mi conforta molto, convinto come sono che il bambino sia attivo fin da subito verso la madre e agisca primariamente la propria pulsione di appartenenza (“nasciamo tutti innamorati a rischio”), ma il libro è anche molto altro. Il suo obiettivo è, mi pare, quello di sottolineare la delicatezza e l’importanza della relazione fra entrambi i genitori e il neonato al fine di stimolare anche socialmente un maggior impegno a sostenere queste che sono fasi veramente cruciali per la crescita sana di ogni individuo.
Mi sembra un libro che non deve mancare nella biblioteca di tutti coloro che si occupano di maternità e paternità.

G.P.

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