
La recensione del Centro Berne
Di Ferzan Özpetek avevo visto “Le fate ignoranti” e “La finestra di fronte”, due film che mi erano piaciuti molto, soprattutto il secondo, poi invece “Saturno contro” mi aveva un po’ deluso, ma a essere sincero non mi ricordo proprio più perché. Ora però quest’ultimo “La dea fortuna” mi è sembrato proprio notevole e molto attuale. Credo sia anche perché in tempi di omofobia e di storie d’amore tragiche vedere un film di tale fiducia nell’amore è davvero raro e consolante. La storia è piuttosto interessante e anche diversa dalle solite “malattie d’amore”, gli attori sono tutti molto bravi a interpretare ruoli molto sfaccettati e non certo facili, la regia, poi attentissima a valorizzare gli sguardi e le atmosfere, riesce a ricreare un mondo dove tutto risulta così naturale e vero, a cominciare dai litigi e dalle chiacchiere familiari, da farci sembrare di essere dentro una delle nostre case.
Solo due parole sulla trama: si tratta di una coppia di gay, ormai da molto tempo insieme, di fronte a una delle crisi più normali quando la passione si tramuta in una convivenza affettuosa sì, ma non al riparo da menzogne e stanchezza. La coppia non ha proprio niente di diverso da una coppia etero, e questo è anche il valore di diversi film di Ozpetek, man mano che la storia si intensifica ci si dimentica proprio dell’omosessualità, anche perché gli amici, i parenti, i vicini di casa sono del tutto privi di pregiudizi e follie razziste. Forse il tema più importante del film è però la genitorialità, in questo spicchio di vita non ci sono famiglie cosiddette normali, c’è una madre single, ci sono loro, c’è una nonna chiusa nel suo mondo folle e solitario, ma c’è soprattutto la responsabilità di essere genitori, un ruolo faticoso e difficile, che obbliga a drastiche rinunce, ma che nobilita la vita mettendo in secondo piano tutto il resto.
Nei film di Ozpetek poi ci sono sempre queste comunità di amici e vicini in cui tutti sembrano convivere la vita in una specie di coabitazione invidiabile, è “un mondo adulto dove”, se si sbaglia, “si sbaglia da professionisti”, per citare Paolo Conte, ma dove nel frattempo le diversità e pure gli handicap sono condivisi con affetto e amicizia. La famiglia di Ozpetek di origine turca certo doveva proprio essere così.
Poi accade che nel pieno della loro crisi di coppia arriva un’amica con due figli di 8 e 11 anni, li deve lasciare a loro per qualche giorno dovendosi assentare per fare delle analisi in ospedale e non ha nessun altro.
Per la coppia sembra una patata bollente, all’inizio, e certo nessuno si aspetterebbe che proprio dai bambini potesse arrivare una svolta alla loro unione.
Ci sono momenti commoventi fra i quattro che intanto pian piano diventano proprio una famiglia, fatta di sguardi affettuosi, risate, litigi, fughe, incomprensioni, piccoli incidenti, compiti da fare, una famiglia del tutto normale!
Ozpetek ha detto in una intervista che “essere genitori è una faccenda dalla cintola in su: si tratta di avere cuore e cervello”, ecco questo film dovrebbe essere proiettato nelle scuole e fatto vedere in prima serata su rai 1 e anche nelle reti Mediaset, tanto per fare un po’ di controcultura popolare sul problema dei figli di coppie gay.
Ma torniamo al film solo per dire che le sorprese saranno poi molte, e dunque certo da non rivelare, posso dire che è un film d’amori, plurali, anche d’amore per la libertà, per l’infanzia da proteggere, per l’amicizia, per una ex amante rimasta amica, d’amore per la vita insomma, anche, e forse soprattutto, quando deve attraversare il dolore vero.
Voglio anche sottolineare le canzoni: prima di tutte la bellissima e commovente “Luna diamante” della coppia Mina-Fossati e la sorprendente “Veinte anos” che su internet trovate qui https://smarturl.it/IsaacNora-VeinteAnos , ma non fatevi nemmeno scappare quella in chiusura di Diodato “Che vita meravigliosa” ha un verso che dice “… che vita meravigliosa questa vita dolorosa, seducente, miracolosa“ il degno commento finale di tutto il film.
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