Joker

La recensione del Centro Berne

Una città invasa dall’immondizia, perché i netturbini sono in sciopero, si rifiutano di raccogliere la spazzatura.
E’ questo il senso del film Joker, secondo me. Nessuno si cura degli scarti.
Ma Joker all’inizio ride, ride. E si veste da clown.
E’ un uomo ferito, difficile, sofferente che nessuno ascolta, nemmeno una specie di assistente sociale che lo riceve svagata e indifferente, ma anche lei, in fondo, una vittima “ non gliene frega niente delle persone come te e nemmeno di quelle come me, ci hanno tagliato i fondi”. Lui sa di stare male, chiede aiuto, ma inutilmente.
Il film è la storia della sua distruzione, della sua inevitabile caduta (inevitabile?), è la cronaca di un disastro annunciato.
Ne hanno scritto in molti di Joker, ma a me la sua storia ha ricordato quella di Charles Manson. Sì proprio quello di cui Tarantino, con ben altra sensibilità e stando dall’altra parte, ha citato le “imprese”.
Come si diventa assassini?
Non è certo il destino di tutte le persone che hanno un disturbo, ma cosa pensate possa accadere a un ragazzo che nemmeno sa chi è il padre, che scopre di essere figlio di una prostituta, che viene abusato fin da piccolo, che sogna di diventare qualcuno e ovviamente non ci riesce. Questa era la vita di Charles Manson!
Le differenze con quella di Joker sono pochissime, solo che a lui la pistola gliela mettono pure in mano, così com’è facile negli Stati Uniti, per difendersi da soli.
E lui non la vorrebbe neppure, pensa che chi lo ha picchiato per strada sia solo una banda di ragazzini, è un figlio amorevole, sogna un semplice amore e di diventare veramente qualcuno che fa ridere. All’inizio.
Ma il mondo ovviamente lo deride. Così, allo stesso modo, la gente ride in sala quando il nano non arriva alla catenella della porta e non riesce a uscire.
Una risata ci seppellirà. Il cuore.
Questo è un film sul fallimento di noi tutti e delle nostre derisioni per gli strani, per i diversi, per i figli di puttana.
Non c’è da dire molto di più se non riaffermare che non si diventa dei mostri di cattiveria senza “buoni” motivi e che i mostri esplodono prima dentro e poi fuori. Sono una bomba a orologeria, come Joker.
Che poi nel film la sua esplosione si faccia guerriglia urbana contro le élite cittadine è solo la nemesi e quel che forse ci vorrebbe per far capire che il deterioramento di un essere umano è il deterioramento di tutto l’alveare.
E che nessuno può esserne immune.
E il film è bellissimo, assolutamente da vedere, per tutto questo, e molto di più.
Bisogna però ascoltare bene per capire fino in fondo lo sfogo finale di Joker: “Ti sei accorto come è diventato là fuori? Ti capita mai di uscire dallo studio? Sono tutti lì a strepitare a urlare l’uno contro l’altro, nessuno più sa mettersi nei panni dell’altro. Nessuno si chiede cosa si prova a essere uno come me. Essere una persona diversa da loro! No non lo fanno. Sono convinti che ce ne staremo lì seduti come bravi bambini, che non ci trasformeremo in lupi mannari. Cosa ottieni se metti insieme un malato di mente solitario con una società che lo abbandona e poi lo tratta come immondizia!”
Del resto, già noi non raccogliamo la spazzatura che produciamo.

P.S.
Per consolarmi e tornare a pensare che non siamo proprio tutti orribili sono andato a vedere l’ultimo film di Salvatores “ Tutto il mio folle amore”. Ecco, con lui si torna a respirare.


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