Con molta cura

Con molta cura

S. Cesari, Rizzoli, 429 pagg.

La recensione

Questo è un libro che diventa anche la vita che stai vivendo, se è un vero libro.”

Viva Facebook!

Veramente, non pensavo che potesse anche essere questo l’uso di un social: un diario aperto al mondo, una cronaca di una malattia, uno scambio d’affettività, un inno all’esistenza, una lezione di vita.

In questo libro, terminato il giorno stesso della sua morte, sono raccolte le riflessioni di Severino Cesari dal 2015 al 2017, una cronaca che è anche la testimonianza di come si possono affrontare con dignità e gioia di vivere anche i momenti più difficili della vita.

Dico subito che è un libro meraviglioso che tutti dovrebbero leggere, soprattutto coloro che si occupano delle persone che soffrono.

Severino Cesari è stato editor, fondatore e curatore della collana Stile Libero di Einaudi, responsabile della pagina culturale domenicale del Manifesto. E’ stato un grande intellettuale, un talent scout, un critico. Un uomo poco conosciuto, dicono, se non fra gli addetti ai lavori, era “schivo, discreto, quasi invisibile, perché a vincere fossero solo i libri… non attraversava le vite che incontrava, ne modificava per sempre la traiettoria” – come sta scritto nella nota conclusiva del libro.

Perché leggere questo libro?

Io sono rimasto affascinato da questo libro perché contraddice quel luogo comune che si sente spesso dire, non so bene per quale mal vista e mal digerita esperienza: “si muore sempre da soli!”

Ecco Severino ( Seve per gli amici) è l’esempio di come si possa morire attorniati dall’amore, dall’amicizia, dall’ammirazione e dal calore, con la vicinanza di tantissime persone, non solo della moglie, dei figli, ma anche di tutti coloro con cui ha voluto e potuto condividere veramente la sua esistenza. Certamente anche prima della malattia.

Credo che per morire da soli si debba aver vissuto proprio male!

E non perché facebook, in sé, abbia consentito un dialogo continuo con tante persone, non è il numero dei contatti che ha significato, ovviamente, ma perché ciò che Cesari ha comunicato è qualcosa di cui tutti noi abbiamo bisogno: entusiasmo per la vita, gioia profonda per gli attimi più semplici, gratitudine per il tempo in più che ci è dato vivere, simpatia per gli incontri resi significativi dalla curiosità e dalla vicinanza, persino per gli oggetti, la natura, gli alberi, gli animali. Ogni contatto è ai suoi occhi un’epifania colma di significato e stupore.

Le sue ultime parole sono state per questa promessa:” Una promessa per rendere l’affetto che mi date, e al quale non sono in condizione di rispondere come vorrei: possa però tornare a ciascuno accresciuto della vostra energia, della vostra tenerezza, in una ghirlanda d’oro senza fine. Una promessa: fino a che le forze lo permetteranno, io non vi lascerò mai.”

Questo è anche un libro pieno di chiacchiere, mai vane certo, ma spesso si tratta di divagazioni personali, citazioni di libri, colloqui arditi con un pino gigante (alter ego protettivo e arguto), resoconti di cure (anche 26 medicine diverse contemporaneamente), descrizioni dei farmaci e del loro effetto, incontri con persone straordinarie, ecc. Ma poi, come nella vita di tutti, ciarliera e divagante, ecco d’improvviso emergere uno squarcio di poesia, di letteratura, di cronaca vitale e drammatica dell’esistenza. La storia di un uomo dal cuore aperto, gioioso, soprattutto consapevole del dono della vita. Per lui è prezioso ogni momento della vita anche quando è fortemente minata, anche quando è dolorosa, anche quando è limitata nei movimenti e persino nel pensiero e nella scrittura.

Severino Cesari nella vita ha avuto una prima debilitante ischemia cerebrale, poi un trapianto di rene e poi il tumore che dal colon si è esteso progressivamente fino ad ucciderlo. In più durante la battaglia per fermare le metastasi, fra chemio, più o meno efficaci e debilitanti, ha dovuto affrontare anche un intervento al cuore e altre minori ischemie.

Eppure le sue parole sono un continuo inno alla vita e alla cura che tutti dovremmo avere di noi stessi e degli altri sempre, anche, e forse soprattutto, quando siamo sani.

“Io non sono altro che la cura che faccio. E non sono solo nel farla. La cura presuppone l’esercizio quotidiano dell’amore. Non c’è altra vita che questa adesso, questa vita meravigliosa che permette altra vita. In una ghirlanda magica, un rimandarsi continuo. Mi travolge un’onda di gratitudine senza fine. Curarsi, praticare con metodo ed efficienza la cura che devi obbligatoriamente fare, vuol dire star bene, in linea di massima. L’esercizio quotidiano dell’amore, questo infine auguro a tutti, a tutte. Non c’è altro credete. Se non avete sottomano l’opportunità di una cura da fare – scherzo, ma fino a un certo punto! – potete sempre però prendervi cura, prendervi cura di voi stessi, e di quelli cui volete bene. E magari anche degli altri. Non c’è altro davvero, credete. Questo è davvero importante, penso allora: non è vita minore questa mia, che adesso mi è data, è vita e capacità e voglia di sorridere alla vita.”

Perché leggere questo libro? Perché dobbiamo imparare a dare valora a ogni attimo della vita.

Perché anche da malati la vita può darci tantissimo. Perché anche da malati noi possiamo dare tantissimo alla vita, perché nei momenti più difficili della vita le persone si amano come non mai e finalmente si possono sentire solidali e vicine e finalmente unite senza distinzioni di razza, sesso, nazionalità, nella condizione di essere umani.

Questo libro certo qualche volta commuove, ma non intristisce mai, anzi ci raddrizza la schiena, ci sveglia dal torpore del quotidiano insignificante, ci richiama alla gratitudine per essere vivi, e ci dà, a lasciarci toccare, una grande gioia.

C’è una preghiera che riassume tutto questo:

Che questo giorno possa avere memoria della notte.
Chi soffre possa avere sollievo.
Chi è malato, sentirsi accolto, e amato.
Chi è costretto e impedito e imprigionato, possa avere memoria della libertà e la forza per lottare, qualunque sia la sua condizione.
Che ognuno trovi la forza per resistere al male e scopra di nuovo di avere fratelli e sorelle negli altri uomini e donne che riescono a resistere al male.
Che ognuno, ognuna nella nostra miseria e nello sconforto possa trovare nuova energia nella bellezza, che è la vera fonte della forza.
Anche per chi invece nemmeno è in condizione di vederla, la bellezza.
Questa è oggi la mia preghiera in questo giorno.
Che questo giorno possa avere memoria della notte.
Che ogni giorno possa avere memoria della notte.”

Non so, scorrendo ora, dopo aver finito la lettura, le pagine di questa meraviglia del creato mi viene da riportare un sacco di passi, ma è meglio che ciascuno si sottolinei i suoi preferiti, tanto lo si può prendere e lasciare quando si vuole, non è un romanzo appassionante, né un giallo, non c’è neppure l’assassino (perché il male di un tumore siamo noi stessi, sono le nostre stesse cellule), è invece come avere a portata di mano un amico saggio e dolcissimo che ogni tanto ti parla solo quando vuoi tu, lo apri e lo segui nel suo cicaleccio per stupirti ogni tanto riempiendoti di bellezza, così com’è nella vita, a volerla ascoltare.

Ma quest’ultimo passo proprio non ce la faccio a tacerlo:

“Quando guarirò
Ci sarà aria fredda e pulita, come ora
Con un sole chiaro
Quando guarirò
Non importa se io non ci sarò più, a vedermi guarire
Io guarisco in ogni istante in cui mi curo.”

Con molta cura sempre!

G.P.

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