L’eredità emotiva
Una terapeuta, i suoi pazienti e il retaggio del trauma

G, Atlas, Raffaello Cortina editore, 2022

 

La recensione

Dal risvolto di copertina:
“Le persone che amiamo e quelle che ci hanno cresciuto vivono dentro di noi. Proviamo il loro dolore emotivo, sogniamo i loro ricordi: questo dolore e questi ricordi plasmano la nostra vita in modi che non sempre riconosciamo. “L’eredità emotiva” racconta di segreti familiari che ci impediscono di esprimere appieno le nostre potenzialità: come fantasmi che continuano a tormentarci, quei segreti producono una discontinuità tra quello che desideriamo e quello che siamo in grado di raggiungere.
Galit Atlas intreccia le storie dei pazienti con le proprie e con decenni di ricerca per aiutarci a identificare il nesso tra le difficoltà della nostra vita e l'”eredità emotiva” che portiamo dentro di noi. Solo seguendo le tracce lasciate da quei fantasmi potremo davvero imprimere un corso diverso al nostro destino.”
Ho comprato questo libro non per caso anche se per caso l’ho trovato in libreria, mi attirano sempre le storie vere e qui ne ho trovate veramente tante, ma quello che mi ha colpito maggiormente, e per questo ne consiglio la lettura, sono due aspetti che mi hanno sorpreso.
Il primo è la semplicità, il coraggio e la pulizia con cui questa psicoanalista di New York di origine ebraica intreccia, nel racconto delle sue terapie, le storie dei suoi pazienti con la propria, con i propri lutti personali e di popolo. La sua chiara consapevolezza di sé le permette così di entrare in sintonia con alcune storie dei pazienti, di commuoversi, di solidarizzare anche, restando però ben salda nel saper come accompagnare e promuovere consapevolezza e liberazione.
Il secondo è l’importanza che viene data, e che talvolta noi dimentichiamo nonostante in Analisi Transazionale si parli spesso di Copione familiare e sociale, alle storie passate delle persone a livello transgenerazionale.
Siamo in questi ultimi anni di fronte a scoperte avvincenti su come si possono trasmettere “caratteri” in via epigenetica, e in questo libro, proprio facendo riferimento alle eredità emotive scaturite dall’olocausto, ne sono descritti i meccanismi in modo chiaro ed evidente.
Come anticipa il titolo siamo di fronte a eredità emotive che sono l’esito di drammi, incidenti, tragedie che, proprio perché se ne è persa l’origine e la comprensione, trasmettono stati emotivi come ansie, incertezze, atti mancati, aggressività, ecc. che risultano a prima vista incomprensibili.
I segreti più oscuri, i traumi dei sopravvissuti, mai svelati a nessuno, influenzano la vita dei figli e dei nipoti e non è certo un caso che gli studi empirici che lo dimostrano siano stati iniziati proprio in Israele.
Da un punto di vista evoluzionistico, a me caro, si capisce che le trasformazioni epigenetiche che conservano fra generazioni allarmi e sensibilità particolari “potrebbero mirare a preparare biologicamente i figli a un ambiente simile a quello sperimentato dai loro genitori e ad aiutarli a sopravvivere. Di fatto però queste trasformazioni spesso li rendono più esposti alla possibilità di manifestare i sintomi di un trauma che non hanno vissuto in prima persona”.
D’altra parte è così che fanno molti genitori più o meno consapevolmente: ci preparano a vivere per il loro mondo: nel mio piccolo ancora faccio fatica a prendere un taxi o andare a cena al ristorante, lo confesso, cresciuto nella povertà del dopoguerra e c’ho messo del bel tempo a regalare dei fiori a mia moglie.
Poca cosa certo rispetto a quanto un abuso di due generazioni precedenti ha potuto influenzare timori e disforia sessuale in una paziente del tutto ignara delle proprie eredità inconsce, mi sa che ripenserò a come vivevano i miei nonni.
Da queste premesse scaturisce il lavoro di Galit Atlas: “Quando si tratta del parlare del trauma, cerchiamo sempre di mantenere l’equilibrio lungo quella linea sottile che separa il troppo dal troppo poco, il troppo esplicito da quello che è tenuto segreto, da ciò che è traumatizzante da ciò che è rimosso e così rimane nella sua forma grezza, priva di parole … trovare l’equilibrio è sempre una sfida.”
Un libro che mi pare descriva in modo esemplare non solo come far riemergere ed elaborare i lutti di cui non abbiamo diretta conoscenza e di cui ereditiamo i vissuti conseguenti (e questo è già un utile insegnamento), ma anche capace di esemplificare come è possibile rompere una catena copionale sfruttando proprio la consapevolezza che di quei drammi non vogliamo più essere i portatori restando “custodi dell’indicibile”.
Il paziente così percepisce l’epicità dei suoi sforzi, l’eroismo di cui può essere portatore per diventare il primo a cambiare, per sé e per le generazioni future, la storia del mondo.
E’ questa la potente motivazione: vogliamo vivere una vita migliore di quelli che sono venuti prima di noi.
“Affrontare il lutto e l’elaborazione del dolore che i nostri genitori non sono riusciti a sopportare favorisce la cessazione dell’identificazione con quelli che hanno sofferto. Affrontare il lutto opera una distinzione tra il passato e il presente, separando quelli che sono morti da quelli che sono rimasti in vita.”
La buona notizia è che se è vero che il trauma può essere trasmesso alle generazioni successive per via eugenetica è altrettanto vero che il lavoro psicologico (e la cultura) può cambiare e modificare gli effetti biologici del trauma e trasmettere a sua volta alle generazioni successive un mondo interno ed esterno migliore.
La psicoterapia dunque è “una droga epigenetica perché modifica i circuiti cerebrali in maniera simile o complementari alle droghe” conclude Stephen Sthal, University of California, San Diego.
Dunque “buoni viaggi” colleghi!

Ecco l’indice, così vi fate un’idea dei temi trattati:

PARTE PRIMA: I nostri nonni. Un trauma ereditato dalle generazioni passate
Vita e morte nelle relazioni exrtraconiugali
Confusione delle lingue
Sesso, suicidio e l’enigma del dolore
La radioattività del trauma
PARTE SECONDA: I nostri genitori. I segreti degli altri
Quando i segreti diventano fantasmi
Bambini indesiderati
Il permesso di piangere
Il fratello morto, la sorella morta
PARTE TERZA: Noi stessi. Rompere il ciclo del trauma
Il sapore del dolore
Il ciclo della violenza
Una vita non analizzata
Una porta si apre

E poi è un bel libro da leggere senza spremersi troppo, come credo piaccia a tutti.

Giorgio Piccinino

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