Prevenire la dipendenza con il cuore


Prevenire la dipendenza con il cuore

Diana Misaela Conti

 

Con l’approssimarsi dell’adolescenza si fa lentamente strada nella mente dei genitori una nuova paura: la droga. I pensieri si arrovellano sulle cattive compagnie, discoteche, sostanze versate di nascosto in bicchieri lasciati incustoditi…etc. rendendo gli incubi degli adulti ancora più terrificanti.

Perché la droga è sicuramente un argomento terrificante, ma anche complesso ed enorme. Coinvolge una moltitudine di piani diversi: politico, sociale, criminale, individuale, ambientale e non solo. È anche un argomento potente, perché quando si palesa diventa l’indiscussa protagonista della scena, nascondendo tutto il resto. Nel soggetto dipendente non esiste più un passato e un futuro, ma un eterno presente dominato dalla sostanza che diventa la reale protagonista. Questa immagine fittizia è rafforzata dal tossicodipendente stesso, ma anche dal contesto e dal mondo esterno:

  • Il soggetto brama la sostanza

  • Gli operatori e la famiglia vogliono togliere la sostanza

  • La giustizia combatte la sostanza

  • Gli spacciatori producono la sostanza

La sostanza e la dipendenza vincono sull’individuo e si perde il processo che ha condotto lì e che può aiutare a uscirne, non a caso Eric Berne ha dichiarato “Le droghe stanno al posto delle persone”.

La prevenzione diventa allora fondamentale, ma quando iniziare e come? Perché spesso la droga diventa protagonista anche della prevenzione, nel senso che si finisce per lo più a fare l’elenco delle sostanze/comportamenti dannosi e dei possibili rischi correlati, sperando che così facendo si scoraggi la sperimentazione. Ma questo si scontra con le caratteristiche del target medio a cui la prevenzione è diretta: gli adolescenti. L’adolescenza, infatti è caratterizzata, tra le altre cose, da senso di onnipotenza (io sono capace di gestire ogni situazione), pensiero magico (a me non può capitare) e da una scarsa capacità di tollerare frustrazione e attesa. Di conseguenza può capitare che questi momenti vengano liquidati con frasi tipo “le solite rotture degli adulti”., vanificando l’obiettivo di rendere meno allettante la sostanza nel momento dell’incontro.

Perché, purtroppo, se è quasi scontato che un adolescente entri in contatto con le sostanze ed è abbastanza probabile che le provi, non è detto che continui. Ci sono, quindi, delle variabili che sono in grado di modificare l’esito di quel diabolico incontro.

Personalmente sono convinta che una buona prevenzione debba iniziare presto, molto presto: già nell’infanzia. Ovviamente questo non implica il dover parlare di droga a dei bambini, ma conoscere bene quali sono gli angoli ciechi dove si può insinuare. Vuol dire, quindi, preparare bene il terreno per evitare che questi semi malati attecchiscano.

Uno dei grandi nemici della dipendenza è la capacità di appassionarsi. Avere interessi, qualcosa in cui si crede e che appassiona rappresenta quel freno naturale che impedirà di buttar via tutto nel momento in cui bisogna scegliere se ne vale la pena o meno.

Per fare questo è importante che fin da piccoli i bambini siano invogliati a cercare cosa gli piace, ad indagare, sperimentare e allenarsi.

Spesso i primi interessi vengono mediati dai genitori che decidono a cosa iscrivere figli, basandosi anche sui propri personali interessi (ad esempio in una famiglia di sportivi si incentiva la partecipazione ad una attività agonistica), ma con il tempo è bene che i bambini abbiano la possibilità di sperimentare un’ampia varietà di esperienze in diversi i campi: scientifico, umanistico, artigianale, artistico etc. Le possibilità, specie nelle grandi città, sono ampie e più esperienze si possono fare più sarà facile riconoscere qual è il posto più adatto per esprimere sé stessi. È importante non avere fretta a riconoscere i talenti dei figli e non è detto che una volta trovato ciò che piace questo rimanga invariato per tutta la vita, ma questo incontro permette di imparare e sperimentare molto di più di quanto viene praticamente imparato.

Ovviamente questo richiede anche alcune attenzioni da parte degli adulti: prima di tutto la presenza di un occhio attento, pronto a cogliere quel guizzo di interesse nel comportamento del bambino per poi incentivarlo a continuare. Un costante monitoraggio delle proprie aspettative perché non diventino eccessive (a chi non piacerebbe avere un piccolo campione? Ma la realtà dei fatti è che i geni sono rari e, di solito, neanche troppo felici). Infine, è importante essere a propria volta d’esempio: Siamo adulti ancora capaci di appassionarsi? Il nostro Bambino Naturale è attivo o relegato in un piccolo angolo della nostra personalità?

Trovare un interesse vuol dire anche imparare ad impegnarsi, a desiderare di migliorarsi, a sperimentare i propri limiti. Inoltre, si possono instaurare relazioni importanti e lentamente andare a creare un bagaglio di esperienze ed emozioni a cui non si è disposti a rinunciare tanto facilmente. Perché quello che accade con la droga (ma anche altri comportamenti devianti) è proprio questo: fa saltare le relazioni, gli interessi, distrae e allontana dal quotidiano. Di conseguenza, più il mondo è un luogo interessante, più ci sono cose importanti e stimolanti, più si sente di desiderare altro, meno diventa allettante l’idea di perdere tutto.


 

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