Parole e gesti d’amore: sostenere l’autostima dei figli


Parole e gesti d’amore: sostenere l’autostima dei figli

Annalisa Valsasina

 

Oggi parliamo di autostima e di come, da genitori, possiamo sostenerla nei nostri figli.

Vediamo intanto una definizione: l’autostima può essere concepita come il risultato dello sguardo che un individuo posa su se stesso, sul proprio aspetto fisico, sulle proprie competenze, sui propri risultati personali e professionali, sulla propria ricchezza affettiva, sul proprio valore come persona.

Come si costruisce questo sguardo nel tempo? Alcuni autori come A. Freud (1969), K. Horney (1981), e lo stesso Bowlby (1989) ritengono che le immagini di sé che il bambino sviluppa durante la prima infanzia si costituiscono a partire dalla percezione, positiva o negativa, della relazione con le principali figure di accudimento e nello specifico dall’essersi sentiti o meno bambini degni di amore e di importanza per i propri genitori. Lo sguardo quindi che sviluppiamo su di noi nasce in primis dalla percezione dello sguardo dell’Altro.

L’autostima infatti si costruisce inizialmente sulle dichiarazioni, le attribuzioni, le reazioni più o meno esplicite, dei nostri genitori su di noi, e poi degli insegnanti o altre figure significative nel corso dello sviluppo.

Successivamente, successi, errori, fallimenti, esperienze positive dell’età adulta andranno o meno a confermare o disconfermare quanto avvenuto nell’infanzia.

Come sostiene Virginia Satir “un bambino quando viene al mondo, non ha né un passato né esperienze da cui trarre indicazioni per gestire se stesso, nessuna scala grazie a cui giudicare le sue capacità. Deve basarsi sulle esperienze che ha con le persone che gli stanno intorno e sui messaggi che esse gli inviano riguardo al suo valore come persona”.

In tal senso dunque capiamo quanto sia centrale il ruolo dei genitori e dei messaggi, diretti e indiretti che veicolano ai figli, sia con le loro parole sia con i loro modelli di comportamento.

Come primo aspetto sul tema, dobbiamo quindi ricordarci che i figli modellano la loro identità sulla base dell’esempio di noi genitori. Se come adulti abbiamo una buona stima di noi, favoriremo lo sviluppo dell’autostima anche nei nostri figli. Con loro per esempio non è tanto necessario dare sicurezza quanto essere sicuri. E’ difficile che nostro figlio cresca in un certo modo se noi stessi non abbiamo integrato l’aspetto che vorremmo in lui/lei. Uno spunto in più come genitori per prenderci cura di noi stessi e delle nostre aree di sofferenza.

Come proporre ai nostri figli (e a noi stessi) messaggi, modelli e parole d’amore che costruiscano una buona autostima? Ecco alcuni punti da tenere in considerazione.

Offriamo presenza e sostegno sia condizionato che incondizionato: è importante dare ai nostri bambini messaggi positivi di apprezzamento sia sul “fare” – in risposta a comportamenti in linea con le aspettative genitoriali (“Bravo, hai fatto proprio un lavoro curato”, “Mi piace come hai svolto con impegno l’attività che ti avevo richiesto”, “Mi piace come hai aiutato il tuo amico”) – sia sul loro “essere” (sostegno incondizionato). In questo caso offriamo messaggi di apprezzamento sulle loro qualità di persona, senza alcuna condizione, e a prescindere dal comportamento specifico (“Ti voglio bene qualunque cosa accada”), anche se lontano dalle aspettative genitoriali (“sarò sempre dalla tua parte, anche se non mi è piaciuto il modo in cui ti sei comportato”). Un’autostima salda e stabile richiede entrambi questi messaggi, rivolti in modo costruttivo sia sul fare che sull’essere.

Possiamo quindi iniziare una prima riflessione personale: in quale occasione dimostrate apprezzamento ai vostri figli? Quali comportamenti apprezzate di più e come lo mostrate? Quali loro caratteristiche apprezzate di più e come gliele comunicate? Lodate sia l’”essere” sia il “fare”?

Gestiamo successi e insuccessi. Facciamo vivere ai nostri figli situazioni che li aiutino a sperimentare vissuti di successo ma anche difficoltà e ostacoli. Non possiamo evitare ai nostri figli errori e cadute ma possiamo viverli con loro e insegnare come uscirne e come gestire i relativi vissuti di frustrazione. La nostra reazione all’insuccesso darà un importante messaggio ai nostri figli di quanto siamo stabili anche in presenza di situazioni lontane dalle nostre aspettative. Ammettiamo quindi i nostri errori, troviamo nuove soluzioni: insegneremo che avere una buona autostima non significa essere perfetti! Nello stesso tempo facciamo in modo che i nostri figli possano vivere situazioni gratificanti e positive: non mettiamoli in contesti o compiti non tarati sulla loro età che potrebbero generare vissuti di non adeguatezza o frustrazione eccessiva. Non deridiamoli in caso di difficoltà, risultati parziali, insicurezze.

Sosteniamo con i nostri figli, sin da piccoli, un dialogo aperto sulle emozioni: comprendere ciò che ci accade, esprimere le nostre emozioni, imparare a gestirle aumenta e cementa il senso di autoefficacia personale e la sensazione di avere un senso di ragionevole controllo della propria vita e di ciò che ci accade.

Accettiamo i nostri figli per quello che sono, consapevoli dei loro limiti e delle loro potenzialità: non sempre è facile guardare con obiettività i nostri figli, perché siamo influenzati dai nostri sentimenti e spesso l’idea di come vorremmo che fossero distorce il nostro sguardo. Può capitare così di osservarli troppo criticamente, rimandando loro solo – o soprattutto – ciò che non ci piace e vorremmo diverso, oppure al contrario di sottolineare troppo o prevalentemente le loro qualità positive, non aiutandoli a comprendere i loro limiti.

Vedere i nostri figli in modo realistico permette di sostenere la loro autostima , perché si ha modo di rimandare loro le qualità che possiedono, ma anche di stimolare il loro miglioramento, sempre all’interno di una relazione di amore incondizionato. Poter parlare di sé in modo realistico aiuta inoltre a costruire quella sicurezza di base che permette di crescere e sperimentare le novità senza un’eccessiva preoccupazione per eventuali fallimenti.

Manteniamo adeguate le aspettative, né troppo alte, né troppo basse. Come per il punto precedente, è importante comprendere le aspettative che abbiamo sui nostri figli per gestirle e ridurle. Aspettative troppo alte o irrealistiche non faranno che generare un senso di frustrazione e inadeguatezza, perché mai si percepirà di raggiungere lo standard elevato dei propri genitori. Le aspettative al ribasso avranno invece come conseguenza il far sentire il proprio figlio come poco capace, poco degno di fiducia e possibilità. Cerchiamo invece di guardare ai nostri figli per quello che sono, soprattutto come persone diverse da noi, da accogliere e supportare nel diventare ciò che vorranno essere.

Favoriamo l’autonomia, evitiamo l’iperprotezione: favorire l’autonomia significa lasciare che i nostri figli prendano iniziative adeguate al proprio livello di sviluppo. Dimostrerà loro che ci fidiamo e gli consentirà di sperimentare le loro competenze e di sentirsi capaci, aspetti fondamentali per la costruzione e il sostegno di una buona autostima. Diamogli la possibilità di badare a se stessi in situazioni sempre più complesse, cementerà il loro senso di autoefficacia.

Concediamogli anche l’opportunità di imparare a prendere delle decisioni da soli in modo che sperimentino di potercela fare o al contrario di sbagliare, entro naturalmente limiti realistici e protettivi. Sosteniamo le loro scelte, lodiamoli e premiamoli per le loro abilità, anche se al posto loro avremmo fatto una scelta diversa.

Non perdiamo occasione per infondere in loro la fiducia in se stessi, negli altri e un sano ottimismo verso la vita.

Elargiamo parole d’amore, in particolare sul loro essere. Qualche esempio? “Mi piace come sei”, “Sono contento di vederti”, “Mi piace il tempo che passiamo insieme”, “Sono fiero di te”, Sono felice che tu sia mio figlio”, “Sono fiero delle tue scelte”, “Credo in te e so che ce la farai”… messaggi che andranno a costituire il loro bagaglio di “carezze interne” che sarà utile nel corso della vita per affrontare sfide, cambiamenti o anche semplicemente per godersi ciò che sono e ciò che fanno.

Chiudo con una poesia di Dorothy Nolte che può essere un’ulteriore spunto di riflessione.

Buona lettura e sperimentazione!

I bambini imparano ciò che vivono

Se i bambini vengono criticati
imparano a condannare.

Se vivono nell’ostilità,
imparano ad aggredire.

Se vivono nella derisione,
imparano la timidezza.

Se vivono nella vergogna,
imparano a sentirsi colpevoli.

Se vivono nella tolleranza,
imparano a essere pazienti.

Se vivono nell’incoraggiamento,
imparano ad avere fiducia.

Se vivono nella lealtà,
imparano la giustizia.

Se vivono nella disponibilità,
imparano ad avere fede.

Se vivono nell’approvazione,
imparano ad accettare.

Se vivono nell’accettazione,
imparano a trovare amore nel mondo.

D. Nolte


 

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