Le emozioni sono sempre “vere”?

Convegno dei 40 anni del Centro Berne

 

Le emozioni sono sempre “vere”?

Workshop esperienziale e relazione a cura di Giorgio Piccinino

Come annunciato durante la mattinata questo ws non è potuto essere condotto da Giacomo Magrograssi, trattenuto in casa da una molto fastidiosa, seppure passeggera, indisposizione.

Così l’ho sostituito io all’ultimo momento cercando di mantenere il tema entro i confini immaginati da Giacomo.

Ho inizialmente introdotto l’argomento spiegando cosa intendiamo in Analisi Transazionale con emozioni “vere” e genuine e quelle che invece definiamo “sostitutive”, ma poi proseguendo idealmente nella direzione del convegno e della mia relazione del mattino ho preferito concentrare il lavoro con le persone presenti sulla paura.

Ho chiesto alle persone di scrivere su un foglio quali erano le loro paure attuali, non tanto cosa spaventava in generale, ma proprio quale paura era prevalente per ciascuno di loro in questo momento della vita.

Tutti hanno avuto poi modo di esplicitare ad alta voce cosa li turbava.

Successivamente ho chiesto in quale dei seguenti insiemi potevano essere inserite le loro paure:

  • paura della miseria, delle malattie e della morte
  • paura di non essere amati, ben voluti e della solitudine
  • paura di non essere capaci e all’altezza dei compiti
  • paura di non realizzare la nostra identità e di vivere senza scopo

Queste paure sono quelle che avevo presentato nella mattinata e che ritengo essere le vere paure tipiche più profonde degli esseri umani, perciò ciascuno degli oltre 50 partecipanti ha potuto riflettere a quale problema esistenziale si trova di fronte in questo periodo.

E’ stato veramente emozionante poter ascoltare di cosa avevano paura i presenti anche perché molti hanno accompagnato la loro dichiarazione con eventi concreti e situazioni anche drammatiche.

Non saprei ora riassumerle, ma ricordo bene come poi, quando ho ripresentato le quattro paure esistenziali fondamentali descritte nella mattinata, tutti si siano riconosciuti.

Abbiamo potuto così verificare che le paure così individuate da ciascuno erano certamente “vere” e genuine, non solo, ma anche accettabili e comprensibili e per di più un modo per concentrare, in chi le provava, la massima attenzione in un’area in questo momento delicata della propria esistenza.

In questo senso la paura, come del resto la tristezza e la rabbia, sono proprio, in quanto allarmi corporei, gli indicatori che una propria propensione naturale è in difficoltà. Chi segue i miei scritti sa che la vitalità è per me composta da pulsioni naturali universali molto precise che possono essere messe in difficoltà, e quindi che possono suscitare anche paura, in diversi momenti della nostra vita.

Le nostre paure esistenziali indicano proprio difficoltà nella pulsione rispettivamente alla sopravvivenza, all’appartenenza, alla conoscenza e all’auto realizzazione.

Con questo ho invitato le persone a considerare le paure espresse all’inizio come un invito a dedicare la propria vita a quell’area pulsionale che evidentemente si trovava sotto “attacco”. Il cuore del discorso non è ovviamente quello di non aver paura, ma anzi di sostare nell’emozione per scoprire a cosa si riferisce e a quale necessità evolutiva ci mette di fronte. Una toccante e tragica testimonianza è stata portata da una partecipante a cui è da poco morto un figlio, certo il dolore è stato straziante come la paura di non farcela, ma è stata anche un’occasione per fermarsi e accompagnare e affiancare il ragazzo durante la malattia scoprendo in entrambi risorse inaspettate.

La paura si è tramutata in concentrazione, in vicinanza, in amore e in una notevole forza vitale.

Altri hanno capito durante il dibattito successivo quanto la propria paura li stesse chiamando a un nuovo scopo nella vita, come fosse un richiamo a sviluppare capacità sopite o tralasciate, come fosse il segnale che era giunta l’ora di dedicarsi a sviluppare ulteriormente le proprie potenzialità in una direzione molto precisa.

Alla paura, in questo modo, è tolta quell’aura fastidiosa e “spaventosa” che troppo spesso l’accompagna e le viene al contrario attribuito un significato evolutivo e di crescita personale molto utile, che ciascuno potrà poi decidere se accogliere o meno.

E’ da qui che nascono più spesso i progetti di cambiamento, non solo da una promessa di gioia, di scoperta, di riconoscimento, ma anche dalla necessità di affrontare serenamente le giornate di tempesta e di gelo.

E’ attraverso queste ultime che gli esseri umani hanno trovato la forza e il coraggio di evolvere.

 

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