La rabbia: emozione da accogliere e comprendere durante la maternità


La rabbia: emozione da accogliere e comprendere durante la maternità

Manuela Giago

 

“Aver cura del benessere delle neomamme contribuisce a porre le fondamenta del benessere dei loro bambini.”

(Alba Marcoli)

Durante la mia maternità ricordo che una collega mi consigliò di leggere un libro di Alba Marcoli: “La rabbia delle mamme, perdersi per ritrovarsi”. A quel tempo (non molto tempo fa del resto) non conoscevo questa autrice e scoprii solo successivamente quanto fossero vere le parole scritte nei suoi numerosi libri sull’argomento maternità. Mentre mi approcciavo al testo sopra citato, sentivo dentro di me un forte stupore e incredulità rispetto alla possibilità che una madre potesse realmente sperimentare un’emozione di forte rabbia nei confronti del proprio bambino. Certo, il mio lavoro mi ha messo di fronte spesso alla riflessione della possibilità dell’emergere di sentimenti contrastanti nel post partum, ma immaginare di vivere quel tipo di esperienza personalmente mi creava una sensazione di distanza. A questo punto è bene porsi una domanda fondamentale: come mai nella nostra cultura occidentale non è contemplata la possibilità che una madre possa sentire l’emozione della rabbia durante un periodo così delicato di cambiamento, fragilità e fatica che è il diventare madre? Come mai la rabbia viene così tanto demonizzata a tal punto da risultare un tabù per molte madri e nascondere la verità che la maternità non è tutta “rose e fiori”?

Alba Marcoli, psicologa clinica di formazione analitica, ha condotto per moltissimi anni gruppi di madri che condividevano, in un contesto protetto, emozioni, pensieri e dubbi, senza essere giudicate, ma potendosi sentire sostenute e accettate nella loro fragilità. Proprio grazie a questo confronto, senza presunzione di fornire ricette, che queste madri hanno potuto legittimarsi nella loro difficoltà di relazione con i propri figli e riscoprire il bisogno e la necessità di poter stare in comunicazione con altre madri.

Purtroppo oggi le madri sono lasciate sole nella loro stanchezza e inadeguatezza di fronte ad un compito nuovo e difficile, senza protezione e continuamente sottoposte a giudizi e consigli esterni non richiesti. Si sentono arrabbiate, deluse e piene di sensi di colpa per non essere all’altezza delle aspettative proprie e altrui.

Anche se potrebbe sembrarci assurdo, molte madri hanno avuto pensieri negativi come voler far male al proprio bambino durante un momento di rabbia o stanchezza o esasperazione, ma per fortuna sono state pochissime quelle che hanno trasformato in azione il pensiero iniziale. Alba Marcoli sottolinea l’importanza della presenza di questi pensieri negativi che secondo lei hanno una funzione protettiva: se io ho paura di una possibile azione che potrò mettere in atto, posso parlarne prima che si concretizzi e posso decidere di fermarmi per evitare il dramma, perché in qualche modo la riconosco e ne prendo distanza. Avere la possibilità di un luogo di confronto e accoglienza di questi sentimenti spaventosi e colpevolizzanti, potrebbe dare alle madri l’occasione di normalizzare ciò che stanno sentendo in quel momento ed agire per porre un cambiamento.

Poter ammettere a se stesse e ad altri che è capitato di perdere la calma, oppure di urlare contro il proprio bambino che non ha dormito tutta la notte e risulta inconsolabile, ci aiuta a comprendere che tutto questo è possibile e normale. Inoltre ci autorizza a poter essere madri non perfette e “sufficientemente buone” (Winnicot), perché il parto non determina automaticamente il diventare madri capaci di gestire una situazione che a volte risulta insormontabile. L’essere genitore è un compito difficile che nessuno può insegnare: il tempo e l’esperienza ci aiutano a migliorare le nostre competenze genitoriali, ma dobbiamo tener conto che cresceremo insieme ai nostri figli un passo alla volta. Diamoci tempo!

Fondamentale per le madri è il sostegno e il coinvolgimento del proprio compagno (o altre figure di riferimento) sia nell’accudimento del bambino che nell’aiuto delle faccende pratiche, ma soprattutto nell’accoglienza e verbalizzazione delle proprie difficoltà. Le madri non devono essere lasciate sole nella loro disperazione e nella loro stanchezza: è importantissimo riconoscere segnali di disagio emotivo per prevenire situazioni che potrebbero risultare irrecuperabili.

Come dice Alba Marcoli, il benessere psicofisico delle madri e dei padri è fondamentale per ottenere una buona relazione con i propri figli e creare per loro quella “base sicura” (Bowlby) di cui hanno bisogno per poter crescere in armonia ed esplorare il mondo con curiosità e meraviglia.

Legittimarsi di provare rabbia è fondamentale, perché le emozioni ci comunicano con estrema autenticità ciò che stiamo vivendo in un dato momento. Se siamo capaci di sentire e accogliere sentimenti di malessere, possiamo chiedere aiuto all’esterno ed essere sostenute. La solitudine ci può portare alla chiusura e non ci permetterà di evolverci da una situazione di forte disagio psicologico.

Le mamme sono donne meravigliose e coraggiose, vanno amate e abbracciate, sostenute e comprese, accolte e valorizzate nella loro imperfezione.

“Se la mamma sta bene il bambino sta bene, se la mamma sta male anche il bambino sta male. Se vogliamo che i bambini partano meno sofferenti e più protetti nella vita occupiamoci delle loro madri e dei loro padri, creiamo o rinforziamo le strutture che li possano sostenere, prendersene cura e aiutare così indirettamente il futuro dei loro bambini.” (A.M.)


 

Discussione

  1. Paola La Grotteria  novembre 22, 2018

    Grazie Manuela! E’ veramente un bel articolo perchè insegna a fidarsi scoprendo l’importanza della parola per riconoscere la propria rabbia e il proprio sconforto, aggiungo io, e vederne cosa farne, cioè prenderne distanza e elaborare il disagio.

    (reply)
  2. Paola La Grotteria  novembre 22, 2018

    Questo tuo bel articolo insegna a fidarsi nell’affidarsi agli altri, noi in particolare, per rappresentare con la parola, per riconoscere e vedere cosa fare, elaborare e successivamente prenderne distanza, la rabbia e i vissuti di disagio legati alla maternità, un tabù per la nostra società. Grazie!

    (reply)

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