La PAURA di genere e come aiutare la componente femminile delle persone

Convegno dei 40 anni del Centro Berne

 

Workshop: “La PAURA di genere e come aiutare la componente femminile delle persone”

Laboratorio condotto da Alessandra Zanuso

 

 

L’intervento è stato esperienziale. Sono stati trattati i temi, caratteristici dell’essere donna, che risultano essere di freno e non invece di stimolo alla crescita e alla progettualità. Quanto gioca la paura in tutto ciò e quanto invece può essere d’aiuto la speranza.

 

In questi ultimi tempi mi sono trovata a pensare e osservare come, nelle persone che vedevo in terapia, la problematica del lavoro venisse declinata in tempi e modi diversi.

Le persone che incontravo potevano vivere questa problematica in termini molto differenti con un investimento più o meno forte (a prescindere dall’età) a seconda del periodo di vita che stavano passando.

Entrando più nel particolare le diversità che notavo erano legate principalmente alle differenze di genere. Come se ci fosse una sorta di copione (una inconsapevole sceneggiatura che rende la realtà e la vita qualcosa di prevedibile e quindi più rassicurante) femminile che veniva seguito, senza rendersene conto a livello cosciente, dalla maggior parte delle donne.

Nel laboratorio ho voluto osservare, proponendo uno schema di appartenenza che elencava le caratteristiche maschili e femminili senza un riferimento al reale genere dei partecipanti, in che cosa si identificavano e su quali caratteristiche avevano maggiormente investito per la propria vita.

Le specificità femminili.: al femminile sono attribuite la quiete e la trasformazione graduale, chiaramente legate al fenomeno della fertilità, della procreazione e della crescita. L’attesa e l’accoglienza, e quindi la passività. La morbidezza, il calore, la flessibilità. Le sensazioni provate saranno più sul versante della malinconia che di sentimenti di forte timbratura, tutt’al più sul riflessivo. Ma vi sono caratteristiche di pericolosità anche nel femminile: la capacità di sedurre, stregare e incantare (come le sirene e le streghe), attrarre a sé, spingere alla rovina o indurre alla follia.
In natura, alla femminilità vengono attribuiti tutti i fenomeni ciclici, specialmente quelli legati all’alternarsi delle stagioni e quindi dei raccolti. Inoltre, la femminilità viene associata alla terra, alla notte e all’acqua (sotto le sembianze di pozza e sorgente, non di fiume in movimento).

Le specificità maschili: al maschile sono attribuiti la volontà di cambiamento lineare, voluto e imposto (il potere). La ragionevolezza e i significati certi, non di fantasia. La sua aspirazione è quella stabilire un ordine e una gerarchia a partire da se stesso: questo comporta il volersi distinguere pianificandolo, e il mostrarsi attivo e aggressivo. Il tendere verso l’alto può portarlo però a farsi scivolare via il terreno da sotto i piedi, perdendo il contatto con la capacità di sintesi tipica dell’istinto e dell’amore. La sua forza può quindi degenerare portando distruzione e morte: simbolo di potere, ma a prezzo della vita.
In natura viene simboleggiato dal cielo e dal giorno, dalla luce solare e dalla montagna.” 1

1 Liberamente tratto dal libro di Maja Storch Donne forti,, deboli con gli uomini forti , Edizioni Ma.Gi., Roma, 2002.

Gli interventi e le riflessioni condivise hanno sottolineato quanto in automatico ci fosse un assestamento a un Copione inconscio che portava le donne del pubblico (la maggioranza, tranne due uomini) a scoprire di sé le parti che, potenzialmente presenti, non venivano poi agite ed erano invece poste nella propria Ombra (quella parte di noi che non ci permettiamo di nutrire e mostrare al mondo. Forse per paura?).

Ho alla fine riletto delle parti di un mio libro, uscito nel 2003, (La nostra parte nascosta: l’Ombra, Ed. Baldini Castoldi) , che mi sembravano ancora applicabili alla vita al femminile.


Di per sé le caratteristiche sopra citate non sono né buone né cattive, ma neutre. Femminile e maschile sono termini che indicano determinati comportamenti e modi di vivere e non sono necessariamente prerogativa di un sesso piuttosto che di un altro. Sono legate alla nostra parte più profonda e ci appartengono come appartiene alla leonessa l’istinto di uccidere per nutrire il suo piccolo. Diventano positive o negative, dell’uomo o della donna quando ne diventiamo coscienti. Perché a quel punto incominciamo a giudicarle. E ad attribuirle.

Nella nostra cultura il maschile e il femminile sono stati considerati a lungo in maniera diversa, dando al primo una valenza di maggior valore rispetto al secondo. Con il femminismo molto è cambiato, ma rimangono radicati, nel profondo, ancora diversi preconcetti.

Nella donna di oggi permane quindi una confusione di fondo, che investe i ruoli che si vuole assumere, prima di tutto quello nella coppia.

Cosa voglio essere? Colei che ubbidisce o colei che comanda? Schiava o schiavizzatrice? Donna antica o donna moderna? E se voglio fare una miscellanea dell’uno e dell’altro, in quale percentuale la faccio? E in quali settori della vita?

Queste ed altre ancora sono le domande che noi donne continuiamo, più o meno coscientemente, a porci. E continueremo a farlo fino a che non troveremo una risposta soddisfacente.


Con questa lettura che ho fatto in plenaria ho voluto sottolineare quanto, pur con tutte le conquiste fatte, continua a permanere una differenza di genere per quanto riguarda la propria autorealizzazione. Oppure è così che deve essere? E quanto di quello che noi siamo e ci permettiamo di mostrare risulta costretto ancora a un percorso limitato e quanto continuiamo a nascondere per un qualche timore profondo? Io credo ancora molto. E la speranza di poter essere complete, non più censurate, per quanto ancora dovremo aspettarla? Perché una cosa è certa: il percorso di autorealizzazione non è ancora terminato.

Alessandra Zanuso

 

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