Genitori a scuola: accompagnare i figli con la giusta distanza


Genitori a scuola: accompagnare i figli con la giusta distanza

Annalisa Valsasina

Ricordo che una delle cose che mi colpì di più quando mio figlio iniziò la scuola elementare, fu che, contrariamente alla scuola materna, una volta varcato il portone dell’enorme edificio scolastico sarebbe entrato in un luogo, fisico e relazionale, di cui io come genitore avevo solo una minima conoscenza diretta…come e dove sarebbe stata la sua aula? Sarebbe stato in grado di arrivarci da solo senza perdersi (ovviamente si e meglio di me)? E i suoi insegnanti e compagni, che tipi sarebbero stati? E in generale come sarebbe andata la sua vita in questa nuova comunità?

Siamo abituati ad accompagnare alla soglia della classe d’asilo i nostri figli, a vedere gli spazi in cui staranno durante la nostra assenza, a scambiare due parole con le insegnanti, con gli altri genitori e bambini, quindi il passaggio al saluto davanti al portone della scuola elementare può non essere banale (…da cui le file di mamme e papà attaccati alle vetrate i primi giorni di scuola per vedere che tutto sia ok …).

Ma al di là di una nuova abitudine da apprendere, cosa può rendere difficile il passaggio alla scuola e in generale il rapporto genitori – figlio – realtà scolastica?

Ecco cosa ho capito dalla mia esperienza come mamma e come psicoterapeuta.

La prima cosa che credo importante è che prima di tutto noi genitori dobbiamo arrenderci all’idea che nostro figlio incontrerà da solo un mondo fatto di spazi, relazioni e attività che noi riusciremo a conoscere solo in parte e sempre indirettamente attraverso i suoi racconti (e sappiamo quanto possano essere essenziali e di parte!).

La scuola è il mondo dei bambini prima – e dei ragazzi poi – e noi genitori ne saremo solo e sempre spettatori esterni (nonostante si faccia di tutto, mi sembra, per entrare e controllare anche questo spazio).

Se nel leggere questa frase, avete tirato un sospiro di sollievo e un senso di liberazione allora siete in buona compagnia…O almeno, per me è stato così!

Vivere la scuola come un accompagnatore esterno, presente ma non invadente, significa molte cose.

Intanto richiede fiducia: fiducia nel fatto che le sfide evolutive richieste ai nostri figli siano adeguate alla loro età e che sperimentarsi da soli in un contesto comunque protetto come quello della scuola è fondamentale per assolvere ad uno dei bisogni principali della crescita: sentirsi competenti e capaci, sperimentare la propria autonomia con successo. Fiducia poi in nostro figlio, nelle sue risorse, nelle sue possibilità di cavarsela da solo, di avviare relazioni tra pari e con altri adulti, con tutte le dinamiche possibili che ne derivano. Fiducia nelle persone con cui nostro figlio si relaziona nel corso della giornata e che lo avvieranno al mondo del sapere, dello studio, dell’impegno e della gratificazione verso gli obiettivi assegnati. Insomma, non poca cosa!

Essere accanto ai figli nel loro percorso scolastico non significa tuttavia scegliere di agire un ruolo di spettatori passivi.

Il principale compito sarà quello di seguire nostro figlio, incoraggiarlo, stargli accanto per supportarlo nelle nuove sfide scolastiche, ma mai sostituendoci a lui e alle sue responsabilità, anche minime e anche a pena di farlo incorrere in un errore, in un brutto voto, in un conflitto relazionale. Saremo un adulto vigilante, non reattivo verso i problemi, pronto all’ascolto e alla comprensione di ciò che sta accadendo e capace di attivarsi in caso di effettive criticità.

E qui si apre il capitolo del rapporto scuola – famiglia: una delle cose che credo possa aiutare nel rapporto con gli insegnanti è vederli come una risorsa per avere uno sguardo esterno su nostro figlio, sul suo modo di rapportarsi agli altri e di muoversi nel mondo. Sguardo che potremo condividere in toto, in parte o per niente ma che merita comunque attenzione e considerazione.

Teniamo distinti i nostri ruoli, genitori e insegnanti, le nostre reciproche percezioni e dialoghiamo con flessibilità. Un atteggiamento di base rispettoso e di ascolto aiuterà sempre, tanto più nel caso ci trovassimo a gestire momenti di difficoltà e soprattutto a trovare modalità condivise di affrontare i problemi. Ricordiamoci sempre che è importante per nostro figlio, soprattutto nel ciclo della primaria, vedere l’insegnante come un punto di riferimento e quindi mai criticare direttamente in sua presenza l’insegnante, anche se con velata ironia.

Ciò non significa avere uno sguardo acritico verso la realtà e le persone che compongono la scuola, ma sempre tenere in considerazione il delicato equilibrio che esiste tra i tre attori del sistema: famiglia, scuola, bambino/ragazzo. Potrà capitare che nel percorso di studi i nostri figli incontreranno insegnanti fantastici e insegnanti più modesti, fa parte della varietà di relazioni che compongono il mondo adulto e saranno un’occasione per confrontarsi con la capacità di so-stare in un contesto che ha dei vincoli o di saper uscire da una situazione che diventa intollerabile.

Infine, alcune riflessioni sul rapporto tra genitori, soprattutto nel mondo della scuola primaria. Sappiamo quanto forte sia l’istinto a proteggere i nostri bambini e a evitare loro le difficoltà, le delusioni ma dicevamo è attraverso questi passaggi che il bambino cresce, si sperimenta, apprende.

Lasciamo dunque che i bambini si gestiscano le loro liti, dinamiche, comunicazioni, senza intervenire “a gamba tesa” o proporre soluzioni esterne. Noi non siamo presenti a scuola e il racconto che ci verrà fatto degli accadimenti sarà inevitabilmente parziale, in quanto punto di vista di uno solo dei due attori del conflitto, quindi non potrà essere la verit. Sospendiamo il giudizio, anzi non usiamolo proprio, anche se può essere difficile.

Se i problemi e la conflittualità è elevata allora le insegnanti ce lo segnaleranno, o in ultima analisi potremo portare a galla la situazione, in un dialogo e coinvolgimento degli insegnanti, degli altri genitori, eventualmente degli stessi bambini coinvolti, ma sempre scegliendo di assumere il ruolo di adulti super partes, che mediano e facilitano la comunicazione tra le parti…non partiamo dall’idea che nostro figlio abbia sempre torto o ragione a priori, la ricerca del colpevole non funziona!

Evitiamo la raccolta di prove o indizi della colpevolezza di qualcuno in un litigio, non affrontiamo direttamente i compagni di nostro figlio fuori dalla scuola per difenderlo o per sgridare l’altro bambino. Non ne otterremo molto, nessuno dei due contendenti imparerà come dialogare per gestire il conflitto successivo e passeremo il messaggio che le controversie si risolvono con l’intervento dell’autorità, mentre è il sistema stesso che va aiutato a trovare una sua soluzione interna. E poi di nuovo, coltiviamo la fiducia nella capacità delle insegnanti di vedere ciò che non funziona e di segnalarcelo e la nostra capacità adulta di discernere la gravità delle situazioni, di aiutare nostro figlio ad “attrezzarsi” per gestire le difficoltà con sempre maggiore centratura e autonomia.

Coltiviamo dunque il rispetto e la giusta distanza per un mondo che i nostri figli frequentano senza di noi e in cui ci faranno entrare, a loro modo e con i loro tempi, soprattutto se sentiranno di poterlo fare grazie all’assenza di giudizio, di soluzioni non richieste, di invasioni di campo imbarazzanti.


 

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