Educare alla sessualità dall’infanzia all’adolescenza


Educare alla sessualità dall’infanzia all’adolescenza

Silvia Polin

 

La sessualità è un’espressione naturale e fondamentale della vita di un essere umano (non solo nel suo fine riproduttivo). Essa è legata alla scoperta del corpo che è un’altra dimensione essenziale del nostro essere. Ma oltre ad una componente fisica, la sessualità porta con sé una dimensione relazionale basata sul legame e sull’intimità, quest’ultima non solo intesa come nudità fisica ma anche come fiducia di poter essere se stessi autenticamente. Per questo una sana educazione alla sessualità deve essere accompagnata anche da un’educazione all’affettività in un processo di integrazione di questi due piani. Spesso per un genitore, educare in quest’ambito significa insegnare come evitare problemi legati alle malattie e alle gravidanze indesiderate. Queste informazioni (sicuramente necessarie) non possono esaurire il senso di questa educazione che deve anche formare all’amore. Il modo in cui i genitori mostrano di essere una coppia nella loro quotidianità è certamente un esempio che influenzerà il figlio, al quale fin da piccolo è bene raccontare la storia dei sentimenti d’amore che hanno unito il papà e la mamma.

Associare il termine sessualità al mondo infantile potrebbe sembrare un’aberrazione rispetto al senso di purezza dei bambini. Ma nella loro genuinità hanno un istinto naturale all’esplorazione corporea. Parlare di sessualità infantile significa accogliere l’incontro spontaneo, fin in età precocissima, con le sue parti intime (pensiamo a bambino/a che durante il cambio del pannolino tocca con le mani i suoi genitali). Una scoperta corporea necessaria, per una sana crescita, che deve accadere senza alcuna interferenza né tantomeno sollecitazione dell’adulto. Ma in cosa consiste questa educazione? Nelle diverse età il genitore accompagnerà il figlio nel dare significato e informazioni via via più precise e dettagliate sul nome dei genitali, sulle differenze tra maschi e femmine, su come nascono i bambini e ancora sul significato di orientamento sessuale, dell’attrazione che si può provare verso persone di sesso diverso o dello stesso sesso; nella preadolescenza il dialogo sarà più maturo e si orienterà maggiormente sul significato di un rapporto sessuale, sulla contraccezione, sulla prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili, sulla funzione riproduttiva e sul senso affettivo di stare in coppia.

La sessualità infantile è completamente differente dal mondo di significati che riguarda la sessualità adulta. Proprio per la naturalità dei gesti del bambino, è importante quindi che il genitore non li filtri attraverso la sua prospettiva di adulto attribuendogli degli intenti maliziosi. L’atteggiamento nel gestire i comportamenti e le domande su questo tema insieme ai messaggi espliciti ed impliciti che verranno dati al figlio, condizioneranno il modo in cui egli vivrà più o meno spontaneamente la sessualità nel suo futuro e, di riflesso, influenzerà il suo benessere psicofisico e relazionale. Per questo è importante non punire il figlio, così come non si deve far finta di niente di fronte ai gesti del bambino a cui è necessario dare messaggi rassicuranti per permettergli di continuare a esprimere la sua curiosità spiegandogli che toccarsi ed essere curiosi del proprio corpo è una cosa bella e che non c’è nulla di sbagliato. Il bambino anche attraverso questo processo di scoperta, costruisce l’immagine di un Sé corporeo con dei precisi confini che gli permettono di differenziarsi dall’altro, in una dialettica “Io-Tu”.

La manipolazione dei genitali nel bambino è proprio una sperimentazione, una conoscenza di come funziona quella parte del corpo. Il bambino dai due-tre anni (a volte anche prima) inizia a giocare con i genitali con la stessa naturalezza con cui afferra tutte le altre parti fisiche. Un gesto autoesplorativo compiuto per curiosità e ripetuto per la piacevolezza fisiologica che ne deriva (essendo queste parti ricche di terminazioni nervose); infatti non è insolito che i bambini crescendo, possano sollecitare le parti intime anche attraverso azioni di strofinamento degli stessi. La masturbazione (anche in età infantile) serve proprio a prendere confidenza con il proprio corpo e con il piacere. L’imbarazzo del genitore o ancor peggio il rimprovero, possono bloccare il bambino che potrebbe costruire intorno alla corporeità delle censure e dei tabù che limitano la sua libertà espressiva, facendolo sentire magari sbagliato in ciò che fa e in ciò che è. Il senso di colpa o di vergogna che possono innescarsi, ricadono negativamente sul senso di Sé in via di strutturazione. Per questo è importante che il genitore con delicatezza e serenità lo accompagni a dare dei confini a questo gioco; dei limiti non censuranti ma protettivi, insegnandogli per esempio che quei gesti vanno bene ma riguardando la sfera intima e non vanno fatti in pubblico ma a casa.

Sempre nella fascia prescolare, la curiosità del bambino può estendersi al corpo “dell’altro” e al confronto delle similitudini e delle differenze. In questa fase, è normale se troviamo nostro figlio che gioca con amichetti o cugini ad esplorare le diversità corporee (anche con bambini dello stesso sesso). Tutto ciò non deve allarmare il genitore perché rientra ancora in un processo naturale a condizione che questo gioco di scoperta venga fatto tra coetaneo o tra bambini che non abbiamo una grande differenza di età. Qualora dovesse succedere che il figlio metta in atto comportamenti che non sono legati all’esplorazione innata ed alla curiosità spontanea, questi potrebbero essere la conseguenza di una condotta imitativa di pratiche adulte. Il fatto che possa conoscere contenuti ed aspetti che non ci si aspetterebbe da un bambino di quella età, deve destare l’attenzione partendo dal monitorare meglio per esempio l’utilizzo del televisore (dominato da messaggi e stimoli di natura sessuale) fino a ipotizzare scenari peggiori che richiedono il consulto di uno psicoterapeuta per sospetti abusi e molestie.

Un’altra cosa a cui prestare attenzione è l’intensità e la ripetitività con cui il figlio ricorre alla manipolazione delle parti intime, per comprendere cioè se quel comportamento passa dalla dimensione puramente ludica ad una modalità autoconsolatoria di regolazione emotiva. Anche in questo caso è necessario non spaventarsi e non spaventare il bambino ma chiedersi quale ansia potrebbe essere che il figlio stia vivendo per cui ha necessità di scaricare quella tensione attraverso il gesto compulsivo del sollecitarsi i genitali. Questo comportamento non deve essere letto come un vizio ma come un indicatore che il bambino nella sua immaturità sta incontrando difficoltà a regolare il suo mondo emotivo fatto di paure, tristezze, rabbie che non sa raccontare né gestire. Emozioni che con l’aiuto dell’adulto prenderanno forma, senso e parola in sostituzione al gesto ritualizzato.

In età scolare le curiosità possono orientarsi sul capire con più precisione il funzionamento, l’anatomia e la fisiologia degli apparati genitali, sessuali e riproduttivi. Anche in questa fase accompagnare i figli vuol dire aiutarli a trovare le informazioni adatte alla loro età invece di lasciarli da soli a cercare di capire. A mano a mano che crescono è necessario iniziare a chiamare le varie parti con il loro nome anatomico, lasciando progressivamente i nomignoli che si usavano in età prescolare. Se un genitore si sente in difficoltà o non sa rispondere alle domande, può essere utile sfogliare insieme libri che trattano il tema in modo adatto all’età.

Verso gli undici anni inizia la fase della pubertà in cui si rafforza l’identità di genere (quasi sempre vissuta come appartenenza al sesso biologico) rinforzata dalle progressive trasformazioni fisiche che portano il giovane verso la sua maturazione sessuale. Compare il primo ciclo mestruale e la prima eiaculazione entrando nella fase adolescenziale in cui il completamento dello sviluppo fisico arriva prima di aver raggiunto una piena maturazione emotiva. In adolescenza il figlio può incominciare a pensare alla sessualità non solo come atto masturbatorio ma nella forma del suo primo rapporto sessuale che porta con sé timori, dubbi ed agitazione (anche per il genitore). Potrebbe essere d’aiuto per il giovane accompagnarlo a fare una prima visita ginecologica/andrologica per valutare lo stato di salute degli organi genitali come forma di prevenzione ma anche di rassicurazione rispetto alle loro preoccupazioni e curiosità. Aver costruito nelle età precedenti una confidenza nel dialogare su temi sessuali, servirà al figlio in adolescenza a potersi sentire maggiormente libero di esprimere le sue domande e le paure. Diversamente, se all’improvviso il genitore decide che è arrivato il momento di prendere da parte l’adolescente per parlargli di tematiche intime come quelle legate alla sfera sessuale, deve aspettarsi (senza stupirsi) un atteggiamento respingente da parte del figlio. Il giovane a questa età sta consolidando il pensiero astratto, le capacità di ragionamento e la possibilità di pensare alle conseguenze ed alle motivazioni delle proprie azioni; per questo stimolare il senso di responsabilità affinché possa comprendere l’importanza di proteggersi dalle malattie e dalle gravidanze indesiderate, è un passaggio fondamentale soprattutto rispetto al senso di onnipotenza di questa età dominata dal pensiero “tanto a me non può capitare”. Si può spiegare che l’appagamento sessuale passa attraverso la complicità, che le problematiche psicoemotive possono influenzare il funzionamento sessuale rendendo magari difficoltoso il rapporto fisico rispetto alla penetrazione e all’erezione; dare informazioni sull’orgasmo femminile e maschile e soprattutto sfatare i “falsi miti e le credenze errate” che il giovane può essersi costruito sulla sessualità. Rispetto “alla prima volta” è necessario trasmettere al figlio che questa esperienza acquista valore all’interno di una relazione dove ci sia rispetto e affetto rendendo il rapporto sessuale un’espressione d’amore piuttosto che un fare sesso fine a se stesso. E’ importante che il giovane si affacci alla sua vita sessuale dando valore a sé e al proprio corpo non usandolo come un oggetto di scambio o da esporre (anche sui social network). Far comprendere al figlio che ci saranno situazioni in cui potrebbe sentire delle pressioni ma che non deve fare qualcosa se non ne ha voglia, che può dire cosa gli piace e cosa non piace; che nell’esperienza sessuale amorosa non ci devono essere costrizione, prevaricazione e neanche ricatti. In un’età in cui si sente molto la pressione del confronto con le esperienze dei coetanei e con la spinta all’omologazione rispetto agli amici, occorre far comprendere l’importanza di prendersi il tempo per conoscere il partner e per farsi conoscere come persona, costruendo l’esperienza del legame emotivo. Purtroppo i ragazzi troppo spesso trovano le informazioni su internet (o dal confronto con i coetanei) costruendosi un’idea distorta sulla sessualità confusa a volte con la pornografia. Per questo occorre che l’adulto di riferimento dia al giovane o lo aiuti a trovare informazioni chiare per non lasciarlo da solo con le sue supposizioni e fantasie che spesso generano idee e pensieri distorti; e se il dialogo non è possibile, può essere opportuno informare il giovane dell’esistenza di consultori per adolescenti in cui possono trovare specialisti per rispondere ai loro quesiti.

Sessualità ed affettività devono coesistere ma attenzione che il figlio non confonda la sessualità con l’affettività utilizzando la via del sesso come surrogato di un’affettività bloccata, in presenza di esigenze emotive insoddisfatte che non riesce a nutrire in altro modo. Una confusione che esprime ferite legate ad un vuoto di cui quanto prima è bene prendersi cura.

Come genitori respiriamo e parliamo coi nostri figli in un ascolto profondo ed amorevole in cui esserci per loro, in una chiarezza di ruolo. Parlare di sessualità non deve essere inteso come il diventare l’amico del figlio al quale fare le proprie confidenze. Ma è un atto educativo responsabile, un dovere di un genitore così come sono importanti gli altri insegnamenti che si danno al figlio su gli altri aspetti della vita. Non è mai troppo presto per educare alla valorizzazione della sessualità e della corporeità nei modi e nei termini legati all’età del figlio. Può non essere facile ma allora affrontiamo la nostra difficoltà in modo da poter essere per loro un punto di riferimento.


 

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