“Ci separiamo! … E i nostri figli?”

 


“Ci separiamo! … E i nostri figli?”

Silvia Polin

Nella mia esperienza come Consulente Tecnico nei contesti di separazioni/divorzi e affido dei minori, assisto spesso alla difficoltà dei genitori a tenere distinti i problemi della coppia dalle esigenze dei figli.

Quando una coppia decide di separarsi, spesso le tensioni sono così intense che le comunicazioni si caricano di rabbie, desideri di vendetta e di rivalsa. L’altro genitore con cui un tempo si è deciso di avere uno o più figli costruendo insieme il proprio progetto di famiglia, può diventare uno sconosciuto del quale si vedono i difetti e le mancanze. Nelle separazioni altamente conflittuali capita spesso che la rottura del legame sentimentale faccia riaffiorare antiche ferite legate alla nostra storia personale che se non elaborate, possono essere scaricate sull’altro. In questa situazione i figli possono diventare “strumenti” di triangolazione e di rappresaglia tra i due genitori che smettendo di dialogare trasformano i loro scambi in una battaglia carica di rancori e recriminazioni. In questo clima di ostilità le risorse del genitore vengono disperse in azioni di difesa o di critica verso l’altro perdendo di vista i figli nei loro bisogni e nel loro disagio, spesso legato ad un conflitto di lealtà verso le figure d’amore e alla paura di perdere il loro l’affetto.

A fronte di uno scenario così negativo, esistono anche le separazioni in cui il rapporto amoroso ormai concluso non va ad intaccare la possibilità di trovare accordi nel primario interesse dei figli che restano così, al centro dell’attenzione dei due genitori i quali sono in grado di separare i problemi di coppia dal loro ruolo di genitori.

Nel trattare questo delicato argomento mi sembra doveroso evidenziare quanto la separazione di una coppia sia un evento critico e doloroso per tutti i membri di una famiglia perché ogni legame che finisce implica un dolore per ciò che c’era e per ciò che non c’è più. E’ un momento delicato per i due genitori, collegato al fallimento del progetto familiare (sia per chi decide di chiudere la relazione tra possibili sensi di colpa e dispiaceri, sia per chi viene lasciato subendo la decisione tra dubbi e rimpianti). Ma se è già stressante per degli adulti, possiamo immaginare quanto questo evento abbia profonde ricadute sulla vita di un figlio che, nell’assistere alla fine dell’amore dei suoi genitori, vive con impotenza un dramma spesso incomprensibile, pieno di timori e di domande: la prima fra tante riguarda proprio il chiedersi se anche il loro legame d’amore coi genitori potrà un giorno finire. Bisogna anche tenere conto che spesso i figli reagiscono ai problemi familiari addossandosi colpe legate al pensiero di aver deluso o causato l’allontanamento dei genitori. Ecco perché il tema della rassicurazione è molto importante per aiutare i figli a superare questo momento difficile.

In questa frammentazione dell’unità familiare infatti può vacillare il senso di una base sicura, e il figlio vive un’esperienza di perdita rispetto ad un prima, in cui aveva la compresenza dei genitori sotto lo stesso tetto, ed un dopo, fatto di un’alternanza di visite e di tempi cadenzati da un calendario in cui la frequentazione dei genitori avviene prevalentemente in modo separato in spazi abitativi distinti. Sono i figli con la valigia dei fine settimana piena di dubbi, fantasie, timori e domande legate al vissuto di precarietà per la frattura dei loro affetti.

Nel sottolineare che la separazione familiare è un evento emotivamente intenso che porta con sé molteplici fattori di rischio, non intendo dire che una coppia non debba separarsi per evitare di nuocere ai figli; infatti una separazione è solo uno dei possibili eventi dolorosi che un figlio incontrerà nel corso della sua vita e non è mettendolo sotto una campana di vetro che lo si aiuta a crescere; non è restando insieme, facendogli vivere un quotidiano clima di tensione e ostilià, che due genitori lo proteggeranno. Essere consapevoli che la separazione è un evento critico permette di non sottovalutare l’impatto emotivo che esso avrà sui figli così da elaborare delle accortezze e della attenzioni per aiutarli a vivere e superare al meglio questo accadimento.

In questo sconvolgimento dei legami, delle abitudini e delle certezze, l’unica forma di protezione rispetto all’impotenza esperita e all’angoscia verso un futuro nebuloso, è dato dal poter parlare di quello che sta succedendo e su quello che l’evento suscita a livello emotivo. Parlare, ascoltare nella disponibilità a comprendere i bisogni e le emozioni dei figli, dandogli informazioni chiare sulle conseguenze che la decisione di separarsi avrà sulle loro vite. Spiegare cosa accadrà rispetto alla frequentazione dei due genitori, alla loro nuova abitazione e alla loro routine rispetto alle cose che rimarranno uguali e a ciò che invece cambierà. L’unica forma di tutela ai dolori della vita è accompagnare i figli garantendogli la possibilità di fare domande trovando risposte rassicuranti, riconoscendone le emozioni che si osservano nei gesti, nelle parole e nelle loro manifestazioni per così aiutarli a dar voce, un nome ed una espressività a quel trambusto emotivo interno fatto di rabbie, paure, tristezze.

Questa cornice protettiva ha le sue fondamenta già nel costruire insieme il momento in cui i due genitori comunicheranno la loro decisione, alleati e cooperativi per il bene dei figli.

La scelta di cosa dire e di quando dirlo è importante e richiede del tempo per trovare le parole più adeguate per il figlio nella consapevolezza che questo giusto tempo è subordinato anche al prendersi cura delle proprie ferite e delle proprie rabbie rispetto al partner. Solo se si depone l’ascia del rancore, occupandosi del proprio disagio emotivo, un genitore potrà trasmettere al figlio messaggi convincenti e credibili sul fatto che tutto andrà per il meglio. Occorre infatti preparare il terreno emotivo per spiegare in modo comprensibile i motivi della loro rottura sentimentale, adattando le parole all’età di quegli sguardi confusi ed increduli. E’ importante concordare su cosa dire e su cosa mantenere privato in modo da far fronte comune dando un’unica versione, dialogando con la maggiore sincerità ed onestà possibili senza investire i figli di confidenze che appartengono all’intimità di coppia e senza chiedere a loro di decidere cosa fare. Una delle domande più laceranti per un figlio è infatti quella in cui gli si chiede, più o meno velatamente, a chi voglia più bene o con chi desideri stare. Ciò nel cuore del figlio comporta una scelta dolorosissima di esclusione equivalente al sadico dilemma del “Chi vuoi buttare giù dalla torre?”. Non è un figlio che deve assumersi la responsabilità di decidere la gestione della separazione.

Occorre fare molta attenzione a non chiedere o indurre alleanze e schieramenti con un genitore contro l’altro. Mai screditare l’altro genitore agli occhi del figlio che ha diritto di sentirsi libero di amare e di viversi entrambi i genitori senza sentimenti di colpa.

Rispetto alla finalità di aiutare i figli ad entrare in contatto con le proprie emozioni, si può condividere con loro la tristezza ed il dispiacere legato alla separazione ma è necessario che il genitore mantenga il suo ruolo di adulto di riferimento comunicando le sue emozioni in modo equilibrato per incoraggiare il figlio ad esprimere le sue, senza spaventarlo passandogli il messaggio, di farsi carico del disagio del genitore in una inversione di ruoli.

Nel relazionarsi ad un figlio confuso e disorientato, l’attenzione dei genitori deve essere mirata a ricostruire il senso di sicurezza e di fiducia verso i legami affettivi, la vita e verso di loro come figure di accudimento. Il figlio tra i vari sentimenti può infatti vivere un senso di tradimento rispetto ai genitori ed alla loro decisione; e di questo occorre tenerne conto approcciandosi a lui con rispetto e cura.

È anche importante esplicitare che qualsiasi cosa potrà accadere, l’amore che i genitori provano e proveranno per lui non cambierà e che gli resteranno sempre vicino.

Il genitore nel dare senso e significato agli accadimenti ed agli stati emotivi del figlio diventa quindi un contenitore protettivo nel quale le cose prendono una forma più chiara diventando proprio per questo comprensibili e più elaborabili.

Sono queste alcune delle attenzioni che occorre avere per aiutare a superare questo momento critico familiare partendo da un punto fondamentale: per poter aiutare il figlio ad elaborare ed infine accettare questo dolore, il genitore deve sapersi prendere cura del proprio lutto per la fine del legame col partner potendo così realmente lasciarlo andare ritrovandolo come alleato nella coppia genitoriale.


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