Che rapporto ha mio figlio con la noia?


Che rapporto ha mio figlio con la noia?
Quando annoiarsi è una risorsa e quando diventa un disagio che il genitore non deve sottovalutare.

Silvia Polin

Qual è la prima parola che assocereste a noia?

Prima di continuare nella lettura vi chiedo di pensare ad una possibile risposta.

Questa condizione può avere diversi volti e significati associati a connotazioni positive e negative.

Quando entriamo in contatto con essa, è importante accoglierla benevolmente perché ha sicuramente qualcosa di importante da dirci su di noi.

Il tempo della noia porta infatti con sé degli importanti quesiti: ciò che stiamo facendo ci interessa? Ci appartiene? Stiamo esagerando? C’è qualcosa da modificare? Siamo stanchi? Sto usando la mia energia rispettando la mia natura o mi sto adattando silenziosamente a qualcosa che non rispetta i miei bisogni?

La noia come esperienza funzionale è transitoria. Corrisponde ad un momento di sospensione in cui il vuoto (inteso come una mancanza di stimoli) è propedeutico al momento generativo da cui può sorgere un nuovo desiderio e quindi la motivazione al movimento verso il raggiungimento di un obiettivo.

Ci sono momenti in cui l’assenza di azione assume un valore intrinseco e diventa una risorsa creativa. Solo rimanendo in contatto con questa condizione è possibile transitare da quella fase di assenza ad una nuova eccitazione che ci mobilita per raggiungere ed appagare il desiderio che affiora.

Questa premessa serve a comprendere che la noia non porta con sé inevitabilmente significati negativi; infatti è spesso un’occasione per guardarci dentro e interrogarci su che vita stiamo vivendo. Teniamo anche conto che, come esperienza di sospensione, possa essere legata anche ad un momento di riposo dopo l’appagamento di un progetto, di un bisogno. Un tempo in cui il non fare diventa un’occasione per recuperare le energie e per godere di ciò che abbiamo realizzato.

Spesso l’annoiarsi viene associato all’improduttività. In una cultura come la nostra in cui l’efficienza e il rendimento sono dei valori che troppo spesso sembrano dare dignità ad una vita, la noia è un’esperienza di controtendenza giudicata troppo spesso come tempo sprecato e troppo di rado come un momento di rigenerazione che racchiude in sé il germe della creatività.

Mi capita di sentire genitori che raccontano la loro fatica nell’ accompagnare i figli nelle molteplici attività settimanali: ai doveri scolastici si sommano molteplici sport e tanti altri impegni al punto tale che anche i figli devono avere una loro agenda in cui incastrare e ritagliare i momenti di riposo. Occorre essere consapevoli che ogni spazio che riempite, è uno spazio vuoto che togliete non solo a loro ma anche a voi stessi. Una domanda su cui vi invito a riflettere è dunque se come genitori volete insegnare ai vostri figli ad essere schiavi di un’agenda “bulimica” piena di impegni e di attività in cui il risultato è affaticarsi correndo il rischio di perdere il contatto con se stessi e con chi amiamo.

Nel tempo della noia impariamo ed insegniamo ai nostri figli a “stare”, nella fiducia che in quell’ascolto libero, riusciremo a ritrovare la nostra capacità immaginativa.

Se guardiamo i bambini mentre giocano, possiamo vedere la loro abilità nello stare inattivi fantasticando con lo stupore di chi osserva senza preconcetti. In questa esperienza il bambino impara a trovare dentro di sé le risorse per inventarsi un nuovo gioco che riaccende la sua curiosità. Ciò non vuol dire che dobbiamo lasciare nostro figlio sempre da solo; ma significa rispettare queste pause (anziché spingere verso la “attività a tutti i costi”) fiduciosi del fatto che gli state insegnando a non aver paura della mancanza e del vuoto.

Come genitori occorre imparare a non sostituirci al figlio offrendogli continuamente soluzioni. Lasciamolo stare anche da solo anziché saturarlo di continui stimoli esterni.

È importante avere coscienza del fatto che nel ruolo genitoriale, voi rappresentate un modello ed anche il vostro rapporto con la noia è oggetto di educazione.

Siamo compressi da stimoli continui e ciò toglie lo spazio per la fantasia. I nostri figli troppo spesso sono diseducati ad assaporare l’attesa e la sorpresa. Un tempo in cui stare nel respiro ed anche nella fiducia che qualcosa di nuovo nascerà determinando la riattivazione dei livelli di energia e di movimento. E questo nuovo movimento nascendo da un desiderio autentico sarà un reale nutrimento per l’autostima e per il senso di Sé.

Se ci sono persone che non si annoiano mai perché impegnate costantemente a fare a tutti i costi qualche cosa, c’è chi invece vive la noia come una condizione stabile della propria vita sentendosi incastrato in circostanze ripetitive o monotone in cui ha quasi smesso di immaginare e di porsi degli obiettivi rendendo la propria vita statica e senza prospettive.

In questi casi la noia può racconta la paura di mettersi in gioco, soprattutto se ci si confronta con modelli e ideali interni in cui il positivo viene sempre banalizzato mentre il negativo viene sempre estremizzato sostenuto da messaggi perfezionistici del: Si può sempre fare di più”; “Da te mi aspetto il massimo”.

Ciò che stiamo osservando è che gli estremi del mai” e del sempre non sono funzionali. La dimensione del annoiarsi mai” diventa un sintomo di un’irrequietezza costante; una frenesia che può essere vissuta anche da nostro figlio che in questa accelerazione può non riuscire a prendere fiato per metabolizzare le sue esperienze correndo il rischio di essere sempre a caccia di sensazioni anche rischiose che mantengano alti i livelli di eccitazione per rifuggire la normalità. All’estremo opposto, la dimensione dell’esseresempre annoiati (incastrati in una ripetitività monotona), diventa sintomatica di una passività disfunzionale. Ciò che hanno in comune questi estremi è che parlano entrambi di qualche malessere di cui non ci si sta prendendo cura.

Essere sempre o mai annoiati potrebbe raccontare la difficoltà del figlio ad entrare in contatto con i suoi desideri o ad esprimerli nel timore che non vengano accolti dal proprio ambiente familiare rispetto a cui può sentire difficile differenziarsi per realizzare la sua emancipazione esplorativa.

La noia del figlio in questi casi potrebbe rappresentare l’impasse fra il bisogno di trovare la propria strada e il desiderio di non deludere l’immagine che i genitori hanno di lui.

Può essere utile che il genitore si interroghi se nelle sue richieste implicite o esplicite, stia veicolando delle aspettative rigide (che talvolta possono diventare delle pretese) su come il figlio dovrebbe essere per incontrare il loro consenso. In questi casi la noia diventa una gabbia di inespressività in cui il bambino/ragazzo si sente bloccato nell’attesa che sia il genitore a dirgli che cosa debba fare o come debba essere.

Se nostro figlio passa il suo tempo annoiandosi, è bene chiedersi come mai non riesce ad esprimersi spontaneamente? Che cosa teme? Che cosa sta evitando? Come genitore gli sto veicolando qualche richiesta che limita le sue prospettive espressive?

La noia in questi casi può essere rappresentativa di un’esistenza in cui lo slancio vitale è inibito. In tali circostanze può succedere che l’energia repressa trovi sfogo in azioni compensative legate al mangiare, all’essere ossessionati da videogiochi o dallo stare fermi sul divano passando da un programma televisivo ad un altro in un progressivo isolamento emotivo e relazionale.

Il genitore quindi nel monitorare il rapporto che il figlio ha con la noia è bene che valuti se questo tempo è una dimensione stabile, transitoria o assente. Tre modalità che, come abbiamo visto, raccontano armonie e disarmonie che meritano attenzione. Se la transitorietà dell’annoiarsi è un’occasione preziosa per ristabilire un contatto con se stessi, con le proprie emozioni e risorse, gli eccessi di noia (da una parte all’altra) possono segnalare uno scudo rispetto alla dimensione del sentire.

Quando ciò che proviamo in termini di stati d’animo e di bisogni appare confuso e poco comprensibile, un aiuto professionale per dipanare questa nebbia emotiva può essere un’opportunità importante. Questo se vale in termini protettivi per i nostri figli, diventa un obiettivo di benessere anche per noi genitori.

Va da se che se il genitore non ha coscienza della natura del proprio rapporto con la noia non potrà in alcun caso valutare adeguatamente quella del figlio.


 

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